Armenia: premier rifiuta di dimettersi, decimo giorno di proteste

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 11:40 in Armenia Europa

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Il primo ministro armeno, Serzh Sarksyan, ha rifiutato di presentare le proprie dimissioni, richieste dall’opposizione; intanto, continuano ininterrotte per il decimo giorno consecutivo le proteste popolari contro la nomina dell’ex presidente a nuovo primo ministro del Paese.

Nella giornata di domenica 22 aprile, continuano le proteste popolari contro l’elezione a primo ministro di Serzh Sarksyan, accusato di voler rimanere al potere quanto più possibile, in quanto è stato nominato primo ministro dopo dieci anni alla presidenza del Paese. Decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato per la capitale armena, Yerevan, bloccando le strade del centro ubano e allestendo sit-in di protesta. Nella medesima giornata di domenica, nella capitale Sarksyan ha incontrato il parlamentare dell’opposizione alla guida della protesta, Nikol Pashinyan, ma ha interrotto il dialogo dopo pochi minuti dall’inizio dell’incontro, dicendo al rivale politico: “Questo non è un dialogo, non sono discussioni, è semplicemente un ultimatum, un ricatto allo Stato, alle autorità legittime”. Sarksyan ha inoltre aggiunto che l’opposizione “non ha imparato la lezione del primo marzo”, riferendosi a un raduno di protesta indetto dopo la sua rielezione nel 2008. In tale occasione, 10 persone furono uccise durante alcuni scontri con le forze dell’ordine. Pashinyan ha risposto a Sarksyan, affermando: “Nessuno ha osato o oserà rivolgersi a noi con il linguaggio delle minacce. Ti avverto: non hai alcuna cognizione di causa della situazione nel Paese. La situazione è diversa da quella che conoscevi tu 15-20 anni fa. La situazione in Armenia è cambiata, non hai il potere che credi di avere. In Armenia, il potere è passato nelle mani del popolo”.

In base alla revisione della costituzione, che è stata emendata in seguito a un referendum nel 2015, la maggior parte dei poteri statali, nel piccolo Stato ex membro dell’Unione Sovietica, è passata dalle mani del presidente a quelle del primo ministro. La presidenza si è svuotata dei suoi poteri ed è diventata una carica per lo più cerimoniale.

Nel frattempo, nelle strade centrali di Erevan, si sono svolte manifestazioni di massa contro l’elezione di Sargsyan. La polizia ha chiesto ai manifestanti, che sfilavano scandendo lo slogan “Turn Serzh away”, di fermare le attività illegali. Il 17 aprile 80 persone sono state arrestate. Il leader del partito di opposizione “Contratto civile” e deputato del parlamento armeno Nikol Pashinyan, ha affermato, convocando in piazza i suoi sostenitori dopo il successo delle manifestazioni dei giorni scorsi, che “il paese è maturo per una situazione rivoluzionaria”.

Martedì 17 aprile, il parlamento armeno ha votato e ufficializzato la carica di Armen Sarksyan come nuovo presidente dell’Armenia. Il 9 aprile, Armen Sargsyan si era insediato nel corso di una cerimonia tenutasi nel palazzo presidenziale di Erevan. Egli aveva giurato nelle mani del capo della chiesa armena, il Catholicos Karekin II. Armen Sargsyan è stato eletto il 2 marzo scorso con i voti del Partito Repubblicano Armeno e del Dashnak, la Federazione Rivoluzionaria Armena, il più antico partito politico del paese, fondato nel 1890. Al momento dell’elezione, conquistata con il voto favorevole di 90 deputati su 101, Sargsyan svolgeva da quasi 5 anni il ruolo di ambasciatore nel Regno Unito.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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