Nicaragua: 3 morti nelle proteste per la previdenza sociale

Pubblicato il 21 aprile 2018 alle 12:58 in America Latina America centrale e Caraibi

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In Nicaragua, le proteste contro la riforma sulla previdenza sociale hanno portato alla morte di almeno 3 persone, aggiungendo nuove pressioni sul governo di sinistra del presidente del Paese, Daniel Ortega.

Nella giornata di giovedì 19 aprile, un agente di polizia e un manifestante hanno perso la vita a causa dello sparo di alcuni proiettili nella capitale del Paese, Managua, mentre un altro ragazzo è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco nella città di Tipitapa, a nord-est di Managua. A rendere nota la morte delle tre persone è stata la Croce Rossa nazionale, nella giornata di venerdì 20 aprile. Lisseth Guido, un portavoce della Croce Rossa, ha affermato: “Non siamo sicuri di cosa sia accaduto, non è chiaro. Non sappiamo a quale fazione appartenessero le vittime, se fossero a favore o contro le proteste”. Guido ha inoltre reso noto che 48 persone hanno ricevuto cure mediche, avendo riportato varie ferite negli scontri che hanno animato la manifestazione. Venerdì 20 aprile, gli scontri sono continuati, e le forze di polizia antisommossa hanno lanciato lacrimogeni sulla folla.

Sabato 21 aprile rappresenta il terzo giorno in cui si susseguono le manifestazioni a Managua, capitale del Paese. La protesta ha avuto inizio lo scorso 19 aprile, giorno in cui centinaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro la riforma della previdenza sociale voluta dal presidente Daniel Ortega, la quale prevede la riduzione del 5% delle pensioni, e il contemporaneo aumento dei contributi che lavoratori e imprese dovranno versare allo Stato. Diverse organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori hanno condannato la riforma definendola “ingiusta e inumana”. Da quando l’ondata di malcontento è iniziata, almeno 3 emittenti televisive locali che stavano mandando in onda le proteste sono state censurate da un’improvvisa interruzione del loro segnale satellitare. 100% Noticias, l’unica stazione TV a cui ciò non è accaduto, ha affermato che si tratta di una mossa “arbitraria e illegale”. Nella giornata di venerdì 20 aprile, i manifestanti hanno sfilato esibendo slogan con le frasi “basta repressione” e “non abbiamo paura”. Nella medesima giornata, Christian Guillermet, responsabile degli Affari Esteri del Costa Rica, il Paese limitrofo, ha espresso le sue preoccupazioni in merito alla repressione violenta del governo nicaraguense e alla censura dei media nazionali. “È sempre importante mantenere la pace sociale, e in questo senso non credo che infrazioni alla libertà di espressione siano produttive”, ha commentato Guillermet.

Gli scontri sono iniziati giovedì 19 aprile, quando alcuni sostenitori del partito al potere, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, hanno raggiunto i manifestanti e hanno iniziato a colpirli con manganelli e altri oggetti contundenti. L’opposizione assicura che si tratta dei membri della Gioventù Sandinista, giovani fanatizzati che vengono mobilitati dai quartieri più poveri della capitale Managua per attaccate chiunque si opponga al governo di Daniel Ortega. Delle otto persone ferite, quattro sono giornalisti contrari al governo: Julio López del programma radiofonico Onda Local, Alfredo Zúñiga, collaboratore della Associated Press, Carlos Herrera, fotografo della rivista Confidencial, e un operatore del canale televisivo Canal 100%. Durante le proteste, pensionati, imprenditori e studenti sono scesi in piazza con slogan contro Ortega, accusato di aver dilapidato i fondi destinati all’Istituto Nicaraguense di Sicurezza Sociale (INSS) in progetti di dubbia utilità legati all’entourage del presidente. Il governo di Managua sostiene invece che la riforma è necessaria per rendere sostenibile il sistema pensionistico del paese centroamericano.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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