Myanmar: condizioni disperate nei campi profughi Rohingya

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 19:30 in Asia Myanmar

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Il ministro del welfare sociale del Myanmar, Win Myat Aye, dopo aver visitato alcuni campi profughi che ospitano la minoranza Rohingya nei dintorni della città di Cox Bazar in Bangladesh, ha espresso una seria preoccupazione ed ha esortato il governo ad avviare il rimpatrio dei rifugiati prima che arrivi la stagione dei monsoni.

“Vedere per credere. Dopo aver visitato personalmente alcuni campi profughi ho potuto constatare le terribili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere. Il nostro auspicio è di avviare al più presto le procedure di rimpatrio”, ha affermato il ministro Win.

Il governo del Myanmar ha proceduto ad effettuare il primo rimpatrio di una famiglia Rohingya, sabato 14 aprile. il ministro Win ha spiegato che i rifugiati che decideranno di ritornare in Myanmar potranno fare richiesta per ottenere una National Verification Card. Una volta entrati in possesso della Card potranno ottenere la cittadinanza entro cinque mesi se supereranno il vaglio legislativo. “Coloro i quali hanno il diritto di ottenere la cittadinanza in Myanmar la otterranno”, ha specificato il ministro Win.

La minoranza musulmana Rohingya non è mai stata riconosciuta come minoranza ufficiale del Paese e, per questo, è stata spesso vittima di persecuzioni da parte della maggioranza buddista che popola il Myanmar. Tali persecuzioni hanno subito un aumento progressivo nel corso del 2017, raggiungendo l’apice nel mese di agosto quando alcuni militanti islamisti appartenenti ai Rohingya hanno attaccato alcune stazioni di polizia. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, circa 700.000 Rohingya avrebbero lasciato il Paese per rifugiarsi in Bangladesh a seguito dell’avvio dell’offensiva guidata dall’esercito nazionale.

La gravità della situazione aveva spinto i governi di Bangladesh e Myanmar ad incontrarsi per trovare un accordo sul processo di rimpatrio della minoranza Rohingya. Tale accordo è stato raggiunto all’inizio del 2018, nel mese di gennaio, e prevede il completamento del rimpatrio volontario della minoranza islamica in Myanmar nel corso di due anni.

Il governo del Myanmar ha provveduto ad istituire due centri di accoglienza ed un campo temporaneo situato lungo il confine con il Bangladesh per sistemare i primi profughi rimpatriati. Tuttavia, il vicesegretario generale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, Ursula Mueller, dopo aver visitato il Paese ha espresso alcuni dubbi in merito all’adeguatezza delle future sistemazioni per i Rohingya.

“Durante la mia visita di sei giorni in Myanmar ho potuto constatare che le attuali condizioni non sono ancora sufficientemente adeguate per garantire un sicuro ritorno nel Paese per la minoranza Rohingya”, ha dichiarato il vicesegretario generale Mueller.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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