Iraq: più di 300 condanne a morte per legami con l’ISIS

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 8:33 in Iraq Medio Oriente

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Due tribunali iracheni hanno emanato più di 300 condanne a morte nei confronti di persone accusate di avere legami con lo Stato Islamico, tra le quali decine di stranieri, secondo quanto riferito da alcune fonti giudiziarie.

Stando a quanto affermato dal portavoce del Consiglio giudiziario supremo dell’Iraq, Abdel Sattar Bayraqdar, mercoledì 18 aprile, le sentenze sarebbero state emanate da due tribunali, uno situato a Mosul e l’altro a Baghdad. Nel tribunale di In Tel Keif, situata vicino a Mosul, 212 persone sono state condannate a morte, 150 all’ergastolo, mentre altre 314 ad altri periodi di detenzione. In questo contesto, Bayraqdar ha dichiarato: “Durante le udienze pubbliche, che sono state condotte in conformità con la legge e durante le quali sono stati garantiti i diritti dei condannati, è stato provato che hanno compiuto azioni criminali”. Il tribunale di Baghdad si occupa generalmente dei casi degli stranieri e delle donne e, a partire dal gennaio 2018, avrebbe condannato a morte 97 cittadini stranieri e 185 all’ergastolo, stando a quanto riferito dalla fonte giudiziaria.

Si tratterebbe delle ultime due sentenze emanate dai tribunali iracheni contro coloro che sono sospettati di avere legami con lo Stato Islamico, tra i quali anche donne e bambini. L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 2 aprile, quando sei donne turche erano state condannate a morte da un tribunale iracheno e una all’ergastolo con l’accusa di essere state membri dello Stato Islamico. Precedentemente, il 25 febbraio, 16 donne turche erano state condannate a morte, dopo che il tribunale aveva “provato la loro appartenenza al gruppo terroristico ISIS e dopo che le donne avevano confessato di aver sposato membri dell’ISIS e di aver fornito agli elementi dell’organizzazione aiuto logistico o supporto nel condurre gli attacchi terroristici. Tra il gennaio e il febbraio 2018, la Corte penale di Baghdad aveva condannato a morte due donne, una tedesca e una turca, a causa della loro appartenenza all’ISIS. Domenica 18 febbraio, la stessa Corte aveva condannato all’ergastolo 9 donne turche e una azera, nonostante queste cercassero di difendersi affermando di essere state ingannate o costrette dai mariti a unirsi all’organizzazione terroristica.

Due giorni prima di queste sentenze, lunedì 16 aprile, 13 persone, di cui 11 condannate per terrorismo, erano state giustiziate, dopo essere state accusate di aver compiuto crimini legati al terrorismo, tra i quali “la detonazione di autobombe, l’uccisione del personale delle forze di sicurezza e i rapimenti”, secondo quanto riferito dal Ministero della Giustizia iracheno. Si sarebbe trattato delle prime condanne a morte eseguite dalle autorità irachene nel 2018.

Secondo i dati forniti dall’organizzazione non governativa Amnesty International, nel 2017, in Iraq, erano state giustiziate almeno 125 persone, mentre più di 65 erano state condannate a morte, la maggior parte delle quali per crimini legati al terrorismo. Secondo l’organizzazione, l’Iraq sarebbe uno dei Paesi con il più alto tasso di condanne a morte a livello internazionale. All’interno della regione MENA, il Paese manterrebbe il primato, insieme a Iran e Arabia Saudita, che sono i Paesi in cui la pena di morte è maggiormente diffusa, a tal punto che le condanne a morte eseguite in questi Paesi nel 2017 costituiscono il 92% del totale delle pene capitali nella regione. In questo contesto, l’Iran ha eseguito 507 condanne a morte nel 2017, circa il 60% delle esecuzioni nella regione, l’Arabia Saudita ha giustiziato 146 persone, circa il 17%, mentre l’Iraq 125, circa il 15%.

In Iraq, le autorità perseguirebbero i presunti membri dell’ISIS soltanto sulla base dei principi della legge antiterrorismo, dal momento che, in questo caso, il tribunale è tenuto soltanto a dimostrare l’appartenenza all’ISIS. Nel caso di applicazione delle norme previste dal codice penale, invece, la corte sarebbe chiamata ad accertare che le singole azioni compiute dai sospettati abbiano violato la legge. In questo contesto, dunque, coloro che lavoravano come medici o cuochi all’interno dello Stato Islamico possono essere condannati dalle autorità irachene alle stesse pene severe, tra le quali la morte, a cui vengono condannati i membri dello Stato Islamico che hanno commesso atti violenti. Il 5 dicembre 2017, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva pubblicato un report nel quale denunciava le violazioni dei diritti a cui sono sottoposti coloro che sono sospettati di avere legami con lo Stato Islamico. Stando ai dati del documento, più di 20.000 persone, tra le quali anche donne e bambini, sarebbero tenute in custodia dalle autorità irachene e vivrebbero in condizioni inumane all’interno dei centri di detenzione iracheni, senza mai essere stati sottoposti a giusto processo.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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