Immigrazione: nuova iniziativa per identificare i morti in mare

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 9:47 in Europa Immigrazione

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Quattro Paesi europei, quali Italia, Grecia, Malta e Cipro, lanceranno una nuova iniziativa nel mese di giugno volta a identificare le migliaia di migranti che perdono la vita in mare durante le traversate nel Mediterraneo. Si tratta degli Stati che costituiscono le prime coste di approdo dei barconi carichi di rifugiati e richiedenti asilo che dal Nord Africa e dalle coste orientali cercano di raggiungere l’Europa, con l’Italia prima su tutti.

Le delegazioni dei quattro Paesi si riuniranno l’11 giugno a Roma per discutere sulla questione, secondo quanto riferito dalla Commission on Missing Persons (ICMP) mercoledì 18 aprile. “Se l’iniziativa avrà successo, e sembra che così sarà, sarà un evento storico”, ha affermato il direttore generale dell’ICMP, Kathryne Bomberger. La cooperazione tra Italia, Grecia, Cipro e Malta contribuirà a quantificare il numero dei migranti deceduti o dispersi in mare, ma anche a localizzare i superstiti e ad individuare i copri. All’incontro parteciperanno anche i Paesi del Sud del Mediterraneo come l’Egitto e la Libia in qualità di osservatori.

Dal 2014, più di 20.000 migranti sono morti o si sono dispersi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) nell’ambito del progetto “Missing Migrants”, avviato nel 2013, nel 2017 sono morti complessivamente 3,166 migranti, una cifra pari al 40% rispetto a quelli deceduti nel 2016. Dal primo gennaio al 19 aprile 2018, invece, l’IOM ha registrato la morte di 558 stranieri nel Mediterraneo.

La Commission on Missing Persons è stata create nel 1996 su iniziativa dell’allora presidente Americano Bill Clinton, in occasione del G7 di Lione. Il progetto è nato in seguito ai conflitti dell’ex Yugoslavia, che si conclusero con l’accordo di Dayton, stipulato in Ohio, Stati Uniti, tra il primo e il 26 novembre 1995, ai quali presero parte gli allora leader politici della regione, quali il presidente serbo, Slobodan Milosevic, il presidente croato Franjo Tudman e il presidente della Bosnia Herzegovina, Richard Holbrooke. In tale ambito, l’ICMP aiutò a effettuare la stima di circa 40.000 persone disperse tra il 1991 e il 1995. Grazie all’utilizzo di sofisticati metodi e ricerche sul DNA, la Commissione è riuscita a identificare il 70% dei 40.000 dispersi. I Paesi donatori, passati e presenti, sono complessivamente 25, tra cui la Svizzera che ha fornito 400.000 dollari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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