Yemen: nuova Road map per la pace entro due mesi

Pubblicato il 18 aprile 2018 alle 15:16 in Medio Oriente Yemen

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L’inviato delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha annunciato che presenterà una nuova Road map per la pace entro due mesi, al fine di rilanciare le negoziazioni per porre fine alla guerra civile yemenita.

Martedì 17 aprile, Griffiths ha riferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la prima volta da quando è stato nominato inviato speciale per lo Yemen, il 16 febbraio, subentrando al predecessore, l’ambasciatore mauritano, Ould Cheikh Ahmed. Durante il suo discorso, Griffiths ha annunciato: “Il mio piano è quello di presentare al Consiglio di Sicurezza un quadro per i negoziati entro i prossimi due mesi”.

In tale occasione, l’inviato delle Nazioni Unite si è anche detto preoccupato per le conseguenze degli attacchi missilistici lanciati dagli Houthi contro il territorio dell’Arabia Saudita, che potrebbero intralciare il processo di pace. In questo senso, l’inviato dell’ONU ha dichiarato che l’escalation degli scontri tra i ribelli yemeniti e Riad potrebbe “in un colpo, allontanare la possibilità della pace” e ha aggiunto: “Sono sicuro che questo pericolo sia reale”.

Il timore di Griffiths è dovuto al fatto che, il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il portavoce della coalizione araba, a guida saudita, Turki Al-Malki, aveva minacciato i ribelli yemeniti, affermando che la coalizione araba avrebbe risposto in modo “doloroso” ad altri attacchi condotti contro l’Arabia Saudita. In questo contesto, il portavoce aveva dichiarato: “Se gli Houthi continuano a colpire aree industriali o residenziali, la risposta sarà dura e dolorosa”.

Le dichiarazioni di Al-Malki facevano riferimento a due attacchi con droni, che erano stati lanciati, mercoledì 11 aprile, contro il territorio meridionale dell’Arabia Saudita. Secondo quanto riferito dal canale televisivo Al-Masirah, posseduto dai ribelli yemeniti, il primo drone Qasef 1 era stato lanciato verso l’aeroporto di Abha, situato nella città saudita di Aseer, nel sud-ovest del Paese. Successivamente, il drone aveva condotto altri attacchi aerei contro uno stabilimento di Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, situato nella città di Jizan, nel sud del Regno, al confine con lo Yemen.

Poche ore dopo le dichiarazioni di Al-Malki, nella serata di lunedì 16 aprile, le forze di difesa saudita avevano intercettato e distrutto un altro missile balistico, lanciato dagli Houhti contro la città di Najran, situata nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen, con l’obiettivo di colpire i civili e le aree popolate.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione è divenuta ancora più complessa in seguito all’intervento delle potenze esterne. Da un lato, l’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

Martedì 27 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione. Nella stessa occasione, l’ex inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, aveva accusato le parti coinvolte nella guerra civile, il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione araba, a guida saudita, e gli Houthi, di stare prolungando il conflitto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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