Arabia Saudita: soldati coalizione islamica in Siria dopo ritiro USA

Pubblicato il 18 aprile 2018 alle 11:06 in Arabia Saudita Siria

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L’Arabia Saudita invierà i soldati della coalizione militare islamica in Siria, nel contesto degli sforzi, guidati dagli Stati Uniti, mirati a stabilizzare il Paese, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri saudita, Adel Al-Jubeir.

In occasione di una conferenza stampa, che si è tenuta con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, martedì 17 aprile, il ministro saudita ha dichiarato: “Ci siamo offerti di inviare truppe dell’alleanza islamica contro il terrorismo in Siria” e ha aggiunto: “Stiamo discutendo con gli Stati Uniti, e lo stiamo facendo dall’inizio della crisi siriana, sulla possibilità di inviare forze in Siria”.

La Islamic Military Counter Terrorism Coalition, la Coalizione militare islamica contro il terrorismo (IMCTC), era stata inaugurata il 26 novembre 2017 e si tratta di una alleanza intergovernativa formata da 41 Paesi del mondo musulmano, la cui istituzione era stata annunciata il 15 dicembre 2015 da parte del principe saudita, Mohammad bin Salman. Inizialmente, l’obiettivo del fronte pan-islamico era coordinare l’intervento militare degli Stati membri contro lo Stato Islamico. Successivamente, nel marzo 2016, la missione dell’unione si era espansa fino a inglobare attività di lotta contro ogni forma di terrorismo e di estremismo violento che minacci i Paesi musulmani.

Le dichiarazioni dell’Arabia Saudita sono giunte in risposta a un articolo del Wall Street Journal, pubblicato lunedì 17 aprile, secondo il quale l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, starebbe cercando di assemblare una forza araba, composta principalmente da truppe saudite, emiratine, egiziane e qatarine, che sostituisca il contingente americano in Siria e contribuisca a stabilizzare il Paese dopo la sconfitta dello Stato Islamico. Il duplice obiettivo del governo americano sarebbe quello di impedire all’organizzazione terroristica di rinascere in Siria e di minimizzare il ruolo degli Stati Uniti nel Paese.

In merito al progetto degli Stati Uniti, il ministro degli Esteri saudita ha annunciato che la richiesta non sarebbe nuova e ha dichiarato: “Abbiamo fatto una proposta alla precedente amministrazione Obama, secondo la quale, se gli Stati Uniti avessero dovuto inviare forze, l’Arabia Saudita, insieme ad altri Paesi, avrebbe considerato la possibilità di mandare alcune truppe del suo contingente”.

La possibilità di creare una forza araba era stata avanzata dopo che, nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, gli Stati Uniti, insieme ai suoi alleati, Francia e Gran Bretagna, avevano lanciato oltre 100 missili contro la Siria, colpendo tre importanti centri siriani di fabbricazione di armi chimiche. L’attacco occidentale era giunto in risposta a un presunto attacco chimico che avrebbe colpito la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, causando la morte di 60 persone. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco.

In merito alla richiesta rivolta agli Stati arabi da Washington si è espresso anche l’Egitto. Mercoledì 18 aprile, l’ex sottosegretario dell’Intelligence egiziana, Mohamed Rashad, ha respinto la proposta dell’amministrazione americana, affermando che i soldati del Cairo non sono “mercenari”. In questo senso, Rashad ha dichiarato: “Le Forze armate egiziane non sono mercenari che possono essere affittati o ai quali può essere ordinato di essere schierati in alcune aree dai Paesi stranieri. Non è accettabile e nessuno dovrebbe dare ordini o istruzioni all’esercito dell’Egitto” e ha aggiunto: “L’Egitto rifiuta ogni interferenza da parte dei Paesi stranieri in Siria, dal momento che la questione riguarda il popolo siriano e soltanto lui ha l’autorità per decidere il suo futuro”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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