Arabia Saudita: intercettato missile degli Houthi

Pubblicato il 17 aprile 2018 alle 16:42 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze di difesa saudita hanno intercettato un missile balistico, lanciato dagli Houhti contro il territorio dell’Arabia Saudita nella serata di lunedì 16 aprile, secondo quanto riferito dal portavoce della coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, Turki Al-Malki.

L’attacco, proveniente dal territorio yemenita, sarebbe stato lanciato contro la città di Najran, situata nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen, con l’obiettivo di colpire i civili e le aree popolate, stando alle informazioni riferite da Al-Malki. Il missile sarebbe stato immediatamente intercettato e distrutto dalle forze di difesa saudite e non avrebbe causato alcun danno o vittima.

In tale occasione, il portavoce della coalizione araba ha dichiarato che le azioni ostili degli Houthi, sostenuti dall’Iran, dimostrerebbero il coinvolgimento del governo iraniano nel fornire ai ribelli yemeniti le capacità qualitative, violando le Risoluzioni delle Nazioni Unite n. 2216 e 2231, con l’obiettivo di minacciare la sicurezza dell’Arabia Saudita e la sicurezza regionale e internazionale. La decisione n. 2216 del 2015 imponeva un embargo sulle armi nei confronti degli individui e delle organizzazioni stabilite dal Comitato delle Nazioni Unite, mentre la n. 2231 del 2015 imponeva restrizioni alle attività missilistiche iraniane. Stando a quanto affermato da Al-Malki, sparare missili balistici contro le città e i villaggi abitati è contrario al diritto internazionale umanitario.

L’incidente sarebbe avvenuto dopo che, lo stesso giorno, lunedì 16 aprile, Al-Malki aveva minacciato i ribelli yemeniti, affermando che la coalizione araba avrebbe risposto in modo “doloroso” ad altri attacchi condotti contro l’Arabia Saudita. In questo contesto, il portavoce aveva dichiarato: “Se gli Houthi continuano a colpire aree industriali o residenziali, la risposta sarà dura e dolorosa”.

Le dichiarazioni di Al-Malki facevano riferimento a due attacchi con droni, che erano stati lanciati, mercoledì 11 aprile, contro il territorio meridionale dell’Arabia Saudita. Secondo quanto riferito dal canale televisivo Al-Masirah, posseduto dai ribelli yemeniti, il primo drone Qasef 1 era stato lanciato verso l’aeroporto di Abha, situato nella città saudita di Aseer, nel sud-ovest del Paese. Successivamente, il drone aveva condotto altri attacchi aerei contro uno stabilimento di Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, situato nella città di Jizan, nel sud del Regno, al confine con lo Yemen.

Durante un’intervista rilasciata ai giornalisti, il portavoce della coalizione araba aveva riferito che gli attacchi sarebbero partiti dall’aeroporto della città yemenita di Sanaa, che si trova sotto il controllo dei ribelli, il quale verrebbe utilizzato dagli Houthi come base militare per organizzare i raid con i droni.

Gli attacchi degli Houthi contro il territorio saudita si sono intensificati negli ultimi giorni come segno di vendetta nei confronti dei bombardamenti della coalizione araba in Yemen. Lunedì 2 aprile, in particolare, un attacco aereo della coalizione aveva causato la morte di 12 civili, tra i quali 7 bambini, nella città costiera di Hodeida. L’episodio era stato definito dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) “uno degli attacchi più mortali per i bambini dall’inizio del conflitto in Yemen”, avvenuto nel marzo 2015.

L’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba che supporta il presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dagli Houthi con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione è accusata di aver più volte violato il diritto internazionale umanitario negli scontri contro i ribelli yemeniti. Il 5 ottobre 2017, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione all’interno della lista nera di coloro che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto. In particolare, la coalizione veniva accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali. Oltre a ciò, il 6 novembre 2017, la coalizione aveva deciso di chiudere tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. Tale misura aveva causato numerose difficoltà alle organizzazioni umanitarie, che non riuscivano a distribuire gli aiuti umanitari e medici all’interno del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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