Immigrazione: dissequestrata nave della Ong Proactiva Open Arms

Pubblicato il 16 aprile 2018 alle 16:43 in Immigrazione Italia

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La nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, ormeggiata al porto di Pozzallo dal 17 marzo, è stata dissequestrata dal giudice delle indagini preliminari di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, che ha rigettato la richiesta da parte della Procura distrettuale di Catania. In tale data, l’imbarcazione spagnola aveva fatto sbarcare 218 migranti salvati al largo della Libia, venendo accusata di aver aiutato gli stranieri a giungere illegalmente in Europa, rifiutandosi di consegnarli alla Guardia Costiera libica. La mancata consegna ha costituito il nodo dell’inchiesta, nell’ambito della quale la Procura di Catania ha ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. In poche parole, le autorità italiane accusano la Proactiva Open Arms di aver portato volontariamente i migranti in Italia, rifiutandosi di cederli alla Guardia Costiera libica, violando così leggi e accordi internazionali.

Secondo quanto riportato dal fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps, su Twitter, il 15 marzo mentre l’imbarcazione stava effettuando operazioni di soccorso e salvataggio per aiutare un gommone carico di migranti che stava affondando a 73 miglia dalla costa libica, era sopraggiunta la Guardia Costiera di Tripoli che aveva cominciato a sparare colpi di avvertimento, chiedendo il rilascio degli individui salvati. In seguito al soccorso dei migranti, la Proactiva Open Arms aveva poi atteso 24 ore prima di ricevere l’ok dalle autorità italiane per accedere al porto di Pozzallo. La situazione di stallo è stata sbloccata da una richiesta ufficiale presentata dal governo spagnolo a quello italiano, in linea con il codice di condotta delle Ong sottoscritto dall’organizzazione umanitaria spagnola nel corso dell’estate passata.

In data 16 aprile, il giudice di Ragusa ha ritenuto che la condotta della nave della Ong può essere giustificata con relazione allo stato di necessità. Più semplicemente, la Proactiva Open Arms ha respinto le vedette della Guardi Costiera libica per portare i migranti al sicuro, impedendo che venissero riportato in Libia, dove sono soggetti a continue violazioni dei diritti umani. Ad avviso del giudice, “le operazioni di soccorso e salvataggio in mare non si esauriscono nel mero recupero dei migranti in mare, ma devono completarsi e concludersi con lo sbarco in un luogo sicuro come previsto dalla Convenzione Sar, firmata ad Amburgo nel 1979”. Di conseguenza, il giudice ha ritenuto che un luogo sicuro sia un luogo “dove la vita delle persone non è più minacciata”, e dove è possibile soddisfare i bisogni fondamentali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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