Rohingya: un’altra nave salpa in direzione della Malesia

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 12:28 in Malesia Myanmar

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Una nave con a bordo 70 membri della minoranza etnica musulmana dei Rohingya è partita in direzione della Malesia, questa settimana, secondo quanto riportato da un gruppo dei diritti umani.

L’imbarcazione, che inizialmente era stata fermata dalle autorità del Paese, ha lasciato Sittwe, la capitale dello Stato di Rakhine, in Myanmar, nelle prime ore di giovedì 12 aprile. È la seconda volta, questo mese, che alcuni membri dei Rohingya partono per la Malesia. Un’altra nave aveva fatto rifornimento di beni di prima necessità in un’isola della Thailandia meridionale, domenica 1 aprile. I membri della minoranza etnica vogliono lasciare il Myanmar prima dell’arrivo della stagione dei monsoni, prevista per il mese di maggio.

Matthew Smith, il co-fondatore di Fortify Rights, un’organizzazione relativa ai diritti umani, ha dichiarato che la nave dovrebbe arrivare in acque malesi la prossima settimana, se non incontrerà ostacoli, quali ad esempio condizioni metereologiche avverse o fermi da parte delle autorità. Smith ha aggiunto di essere a conoscenza del fatto che la nave aveva lasciato le coste birmane il 12 aprile e che il viaggio sarà molto pericoloso. I passeggeri, infatti, potrebbero soffrire la fame e la sete e potrebbero essere stipati sull’imbarcazione, senza considerare il rischio di ribaltamento.

Il governo del Myanmar si è detto pronto a riaccogliere i rifugiati. Questa settimana, uno dei ministri del Paese ha chiesto ai Rohingya in Bangladesh di mettere da parte il passato e di prepararsi a ritornare nelle loro case. Alcuni membri della minoranza hanno dichiarato di non voler rientrare nel Paese, poiché temono rappresaglie e persecuzioni nei loro confronti. Inoltre, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha spiegato che il Myanmar non è pronto per il ritorno dei Rohingya.

Decine di migliaia di Rohingya sono fuggiti via mare in seguito allo scoppio di violenze settarie nello Stato Rakhine, iniziate nel 2012. Alcuni di loro sono stati caduti vittima dei trafficanti di esseri umani. L’esodo marittimo ha raggiunto il suo apice nel 2015, anno in cui si stima che 25.000 sfollati Rohingya abbiano percorso rotte marittime verso la Thailandia, la Malesia e l’Indonesia.

Dall’ottobre 2016, inoltre, i Rohingya sono oggetto di una violenta campagna militare condotta dall’esercito del Myanmar, in risposta a una serie di attacchi effettuati dai militanti estremisti dell’ARSA, un’organizzazione nata con lo scopo di difendere la minoranza etnica. La situazione è peggiorata dal 24 agosto 2017, in seguito a una nuova serie di attentati a circa 25 stazioni di polizia e contro una base dell’esercito birmano. Circa 700.000 membri dei Rohingya sono stati costretti a fuggire in Bangladesh, a causa degli scontri con l’esercito del Myanmar. I rifugiati hanno riferito di essere stati testimoni di uccisioni, stupri e incendi dolosi su larga scala. Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite hanno definito la situazione “una pulizia etnica”. Il governo del Myanmar ha respinto tutte le accuse, affermando di aver solamente lanciato un’operazione legittima contro gli insorgenti e che il giro di vite da parte dell’esercito è stato provocato dagli attacchi dei militanti Rohingya.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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