Minori stranieri non accompagnati: nuova sentenza di una corte europea

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 6:01 in Europa Immigrazione

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Secondo una sentenza di una corte dell’Unione Europea, un migrante minore non accompagnato che diventa maggiorenne nel corso della procedura di asilo conserva il diritto al ricongiungimento familiare. Tuttavia, la domanda deve essere presentata entro un tempo considerato ragionevole, pari a tre mesi a partire dal giorno in cui viene riconosciuto lo status di rifugiato.

La sentenza è stata emessa in relazione al caso di una ragazza eritrea, la quale aveva fatto domanda di asilo in Olanda nel febbraio 2014, diventando maggiorenne pochi giorni dopo, e aveva ottenuto l’asilo nel mese di ottobre. La domanda di ricongiungimento era stata poi presentata nel dicembre 2014, ma era stata respinta dal segretario di Stato olandese nel maggio 2015, dal momento che la ragazza era ormai maggiorenne. I giudici di Lussemburgo ritengono che i minori non accompagnati abbiano il diritto di ricongiungimento senza che questo sia è sottoposto a un margine di discrezionalità da parte degli Stati membri. Inoltre, a loro avviso, “far dipendere il diritto al ricongiungimento familiare dal momento in cui l’autorità nazionale competente adotta formalmente la decisione con cui si riconosce lo status di rifugiato alla persona interessata e, dunque, dalla maggiore o minore celerità nel trattamento della domanda di protezione internazionale da parte di tale autorità comprometterebbe l’effetto utile del diritto al ricongiungimento”. Al contrario, il riferimento alla data di presentazione della domanda di asilo permette di garantire un trattamento uguale e prevedibile per tutti i richiedenti che si trovano nella stessa situazione.

La categoria dei minori stranieri non accompagnati comprende quei minorenni che, viaggiando senza un adulto di riferimento, giungono in un Paese straniero da soli, trovandosi in una condizione vulnerabile e a rischio di violazioni dei loro diritti. La questione del loro trattamento giuridico è una materia complessa poichè esistono numerose disposizioni contrastanti e disorganiche che generano non poche difficoltà di orientamento. I diritti dei minori non accompagnati sono sanciti sia nelle leggi internazionali sia nel contesto europeo, dove le norme sono rese operative attraverso specifiche politiche e linee guida dettate dall’UE. A livello europeo, il 6 maggio 2010, l’UE ha adottato il Piano di Azione sui minori non accompagnati, promuovendo un approccio comune tra tutti i Paesi membri basato sul principio dell’interesse superiore del minore e contenente tre linee di azione. La prima mirava a prevenire l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani, la seconda proponeva di istituire garanzie di accoglienza in tutta l’UE, mentre la terza promuoveva l’identificazione di soluzioni a lungo termine. L’obiettivo finale del piano era quello di far sì che ogni minore straniero non accompagnato venisse messo sotto la protezione delle autorità competenti, preferibilmente per almeno 6 mesi, non appena approdato nei territori dell’Unione. Nonostante le linee guida indicate dal piano di azione, la gestione dei minori migranti non accompagnati è rimasta una questione difficile e complicata, su cui gli Stati membri dell’UE non sono ancora riusciti ad uniformarsi. 

Secondo l’Unicef, se i Paesi della comunità internazionale riusciranno ad adottare le giuste procedure, il 2018 potrebbe essere un anno di svolta per migranti minori non accompagnati. Al momento, sono circa 50 milioni i bambini stranieri che si stanno spostando in tutto il mondo. Una buona percentuale di essi, in compagnia delle famiglie, si muove in modo sicuro e volontario ma, al contempo, milioni di bambini affrontano viaggi da soli, rischiando di essere vittime di abusi e di violenze molto gravi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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