Israele – Palestina: terzo venerdì di protesta

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 18:04 in Israele Palestina

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Sono ricominciati gli scontri tra l’esercito israeliano e i manifestanti palestinesi nel territorio di confine tra Israele e la Striscia di Gaza, in occasione del terzo venerdì di protesta dall’inizio della Marcia del Ritorno.

Nella mattinata di venerdì 13 aprile, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro i manifestanti, causando il ferimento di 30 persone, che si erano avvicinate alla barriera di sicurezza che separa lo Stato ebraico dalla Striscia di Gaza lanciando bombe incendiarie e ordigni esplosivi, stando a quanto riferito dall’esercito israeliano. Alcune migliaia di manifestanti si erano riuniti nel territorio di confine a partire dalla mattinata, tuttavia le proteste si sono intensificate nel pomeriggio, dopo la preghiera del venerdì, giorno sacro dei musulmani.

Gli organizzatori delle proteste, organizzati nel Comitato di coordinamento della protesta, hanno altresì esortato il popolo palestinese a bruciare le bandiere israeliane e a innalzare quelle palestinesi. In questo contesto, nella mattinata di venerdì 13 aprile, una bandiera sarebbe stata bruciata nel territorio settentrionale della Striscia di Gaza.

Prima dell’inizio degli scontri, le Forze di Difesa israeliane avevano schierato i cecchini e i carri armati nel territorio israeliano di confine. Già il 28 marzo, il capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane, il tenente generale Gadi Eizenkot, aveva annunciato di avere schierato più di 100 tiratori scelti al confine con la Striscia di Gaza, con il permesso di sparare contro la folla nel caso in cui venissero messi in pericolo i soldati o i civili israeliani.

Le proteste palestinesi si svolgono nel contesto della Marcia del Ritorno, una manifestazione iniziata venerdì 30 marzo, in occasione dell’anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, in cui i palestinesi ricordano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le proteste contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Le manifestazioni dureranno fino al 15 maggio, giorno in cui il popolo palestinese commemora lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui si ricorda l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

Durante gli scontri tra i soldati israeliani e i manifestanti palestinesi sono morti 34 palestinesi e più di 1000 sono stati feriti. L’uccisione di un numero così alto di persone ha suscitato le critiche internazionali contro Israele, che era stato accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di aver sparato contro i manifestanti, nonostante questi non costituissero una minaccia nei loro confronti. Da parte sua, Israele ha affermato di stare facendo il necessario per difendere i suoi confini e che le proprie truppe hanno risposto alle proteste con mezzi antisommossa “in accordo con le regole d’ingaggio”, che definiscono come, dove e quando le forze in campo debbano essere utilizzate, nelle operazioni militari e di polizia.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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