Comitato per la prevenzione della tortura: necessario maggiore supporto dell’UE all’Italia

Pubblicato il 12 aprile 2018 alle 12:39 in Immigrazione Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa ha pubblicato un nuovo report di 36 pagine relativo alle visite effettuate presso gli hotspot italiani e presso i centri di espulsione, avvenute dal 7 al 13 giugno 2017, con lo scopo di esaminare la situazione degli immigrati.

Il documento riconosce gli sforzi delle autorità italiane nel gestire gli arrivi via mare, ma sottolinea la necessità di un approccio più coordinato a livello europeo per affrontare il fenomeno migratorio. Secondo quanto riscontrato durante le visite, in 3 hotspot l’atmosfera era tranquilla e rilassata, senza alcun segno di maltrattamento degli stranieri. Le condizioni di vita dei migranti presso gli hotspot di Pozzallo e Trapani erano buone, mentre erano accettabili presso quello di Lampedusa. Tuttavia il CPT ha sollevato preoccupazioni in merito alla privazione illegale delle libertà nei centri, dove diverse categorie di cittadini stranieri possono essere detenute per settimane intere, senza una corretta ed efficace applicazione e delle tutele giuridiche fondamentali volte a ridurre il rischio di respingimento. Inoltre, il CPT critica che i minori non accompagnati possono rimanere negli hotspot per tempi troppo lunghi a causa della mancanza di posti disponibili presso le strutture dedicate.

Nei 3 centri di permanenza e rimpatrio (CPR) chiusi che sono stati visitati a Caltanissetta, Roma e a Torino, non sono stati riscontrati casi di maltrattamenti fisici. Tuttavia, i livelli di violenza e intimidazione tra gli stranieri sono stati rilevati molto alti, in particolare, al centro di Caltanissetta e occasionalmente a quello di Torino. Le tensioni sono state attribuite all’ozio forzato in cui erano stati lasciati cittadini stranieri a causa della mancanza di attività offerte e dell’assenza di interazioni positive tra i detenuti e il personale. Le condizioni igieniche erano notevolmente carenti a Caltanissetta e a Torino, che erano altresì caratterizzati da un controllo eccessivo, come se fossero carceri La relazione sottolinea inoltre la necessità di migliorare il sistema di registrazione degli infortuni e il funzionamento delle garanzie giuridiche fondamentali delle persone detenute nei centri di espulsione, di istituire un sistema di reclami efficace e di regolamentare meglio l’uso delle unità / celle di separazione al loro interno.

In risposta, le autorità italiane hanno chiarito il quadro giuridico che disciplina il collocamento di cittadini stranieri negli hotspot, informando il Comitato della chiusura temporanea di centri di Lampedusa e Caltanissetta, in attesa della loro ristrutturazione. Le autorità hanno altresì riconosciuto la necessità di migliorare l’offerta di attività educative per i migranti.

Il report del Comitato per la prevenzione della tortura è stato pubblicato poco dopo quello annuale del Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati, che ha denunciato l’inefficienza della seconda accoglienza in Italia. Occorre sapere che, non appena i migranti irregolari sbarcano sul suolo italiano, vengono radunati negli hotspot dove, dopo aver fatto lo screening sanitario ed aver ricevuto un primo soccorso, vengono identificati e possono avviare le procedure per le eventuali domande di asilo. Gli hotspot operativi sono in tutto 4 e si trovano a Lampedusa, Trapani, Pozzallo e Taranto. Entro 48 ore dal proprio arrivo, coloro che fanno immediatamente richiesta di protezione internazionale vengono ricollocati nelle hub regionali, mentre coloro che non fanno richiesta o che risultano idonei per proporla, vengono condotti nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) per essere rimpatriati. Tali strutture, in teoria, avrebbero dovuto sostituire la vecchia classificazione effettuata dal Ministero dell’Interno in Cpsa, Cda, Cara e Cie. Tuttavia, le procedure di accoglienza non sono del tutto lineari, così che, ancora oggi c’è, poca chiarezza riguardo al suo funzionamento effettivo. Una volta che i migranti sono passati per le hub regionali, chiamati anche centri di prima accoglienza, il Ministero dell’Interno prevede lo SPAR, il Sistema di Protezione e Accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, istituito dalla Legge n. 189/2002, che è un sistema costituito dalla rete degli enti locali che vi accedono e mette a disposizione un’accoglienza di tipo integrato. Ciò significa che lo SPAR non si limita a fornire vitto e alloggio ai migranti, ma prevede misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, al fine di inserire i migranti nella società e nel mondo del lavoro. Proprio in merito allo SPRAR, il report del Centro Astalli che riscontrato che, seppur in crescita, a luglio 2017 ha copriva soltanto il 15% dei 250.000 posti disponibili.

Alla luce di tale situazione, il Comitato per la prevenzione della tortura ritiene che l’Europa deva fornire un sostegno più determinante all’Italia nel gestire gli arrivi, al fine di migliorare anche condizioni dei migranti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.