Consiglio d’Europa: tratta degli esseri umani in aumento in tutto il continente

Pubblicato il 9 aprile 2018 alle 6:01 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (Greta) del Consiglio d’Europa ha lanciato un allarme rendendo noto che la tratta degli esseri umani destinata allo sfruttamento sta aumentando in tutto il continente.

Secondo quanto emerge dal report annuale del gruppo, un numero sempre crescente di persone è vittima dello sfruttamento per manodopera, venendo costretto a lavorare in condizioni molto degradanti. Il documento riferisce che in molti Paesi europei come il Belgio, Cipro, Georgia, Portogallo, Regno Unito e Serbia, lo sfruttamento lavorativo è la causa principale del fenomeno. Al momento, l’Italia rientra tra gli Stati che non sono ancora stati monitorati, ma i controlli dovrebbero avere luogo nei prossimi mesi.

Nel frattempo, gli ufficiali della sicurezza europea sono sulle tracce di 65.000 trafficanti di esseri umani, una cifra che è pari al triplo di quella registrata nel 2015. Nonostante la diminuzione degli sbarchi nel Mediterraneo, che secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 28 marzo 2018 sono stati 14.651, l’Europol ritiene che l’attività dei trafficanti di esseri umani è particolarmente attiva. Il capo dell’European Migrant Smuggling Centre dell’Europol, Robert Crepinko, ha spiegato che, nel settembre 2015, nei database erano presenti circa 30.000 scafisti, i quali sono divenuti 55.000 alla fine del 2016 per poi raggiungere i 65.000 alla fine del 2017. Il 14% di tale cifra è originario del Medio Oriente, il 13% dell’Africa, il 9% dall’Asia orientale e l’1% dall’America. Crepinko ha precisato che i trafficanti stanno portando avanti i loro affari, che hanno un valore di miliardi di euro, nonostante la diminuzione degli sbarchi e il maggiore impegno delle autorità libiche ed europee nel gestire i flussi migratori.

La Libia costituisce ancora il principale porto di partenza dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa. Da quando il dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dalla NATO nell’ottobre 2011, il paese non ha mai effettuato una transizione di potere democratica, rimanendo ancora oggi diviso in due governi, uno con sede a Tripoli e appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e uno con sede a Tobruk sostenuto da Egitto e Russia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Il 14 novembre 2017, la CNN ha pubblicato un video in cui viene mostrato un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, sono venduti all’asta come schiavi, pratica già denunciata da Othman Belbeisi, capo della missione dell’IOM in Libia, l’11 aprile 2017. In seguito a ciò, il 29 e 30 novembre, in occasione del summit dell’Unione Europea e dell’Unione Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, la Libia ha raggiunto un accordo con i leader europei e africani per effettuare rimpatri di emergenza dei rifugiati e dei migranti che hanno subito violenze e abusi all’interno dei centri di detenzione libici. Dal 28 novembre 2017 al 14 marzo 2018, l’IOM ha aiutato complessivamente 10.171 migranti a rientrare volontariamente nei Paesi di origine dalla Libia, a cui vanno aggiunti i circa 1.300 reinsediamenti  effettuati dalla UN Refugee Agency (UNHCR).

Nel frattempo, l’IOM e l’Ufficio dell’Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) hanno unito gli sforzi nella lotta contro il traffico di esseri umani e, il 28 marzo, in occasione di un meeting a Vienna, le due agenzie delle Nazioni Unite hanno creato una piattaforma congiunta per contrastare tale fenomeno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.