Consiglio d’Europa raccomanda misure per affrontare la minaccia terroristica

Pubblicato il 9 aprile 2018 alle 8:26 in Europa

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Alla luce del ritorno della minaccia jihadista in Europa, il Consiglio d’Europa ha stilato una serie di misure per cercare di combattere più efficacemente tale pericolo, volte altresì a prevenire la radicalizzazione, migliorare l’identificazione delle persone che potrebbero commettere attacchi da sole e rafforzare la cooperazione nell’ambito del diritto penale. Nella raccomandazione, i Paesi europei vengono raccomandati a consolidare il loro arsenale giuridico, in linea con la Convenzione per la prevenzione del terrorismo e con il Protocollo addizionale volto ad affrontare il problema dei foreign fighter, e ad adottare misure preventive. Tra queste sono state indicate campagne di sensibilizzazione, linee di assistenza telefonica e la formazione delle forze dell’ordine e dei professionisti nel settore dei servizi sociali. Ad avviso del Consiglio europeo, inoltre, sarebbe opportuno sviluppare una narrativa che contrasti la propaganda jihadista, mobilitando le università, le società civili, religiose e comunitarie, al fine di creare programmi di de-radicalizzazione e di reinserimento nella società. Infine, la raccomandazione indica che gli Stati europei dovrebbero elaborare una serie di criteri comuni attraverso cui individuare più facilmente gli individui radicalizzati che potrebbero passare all’azione, istituendo anche piattaforme per segnalare i casi e combattere il traffico delle armi.

Nel corso dell’ultima settimana di marzo, il World Food Programme e la Frontex hanno allarmato le autorità europee, avvisandole che la minaccia jihadista nel Mediterraneoe in Europa in generale non è diminuita ma, al contrario, è in forte crescita.

Basti pensare che, nel corso del mese di marzo, in Italia sono stati effettuati numerosi arresti di individui accusati di terrorismo. Il 15 marzo, Viterbo, le forze dell’ordine hanno arrestato un 24enne di origini lettoni trovato in possesso di materiale utile al confezionamento di ordigni esplosivi. Il 27 marzo, la polizia ha trattenuto un uomo di origine egiziana, in possesso della cittadinanza italiana, a Foggia, sospettato di essere un membro dell’ISIS e di aver sfruttato l’associazione culturale Al-Dawa per promuovere le attività terroristiche, diffondere la propaganda jihadista e indottrinare i bambini del centro, incitandoli a uccidere gli infedeli. Il 28 marzo, a Torino, il 23enne Elmahdi Halili, di origine marocchina ma naturalizzato italiano, sospettato di essere affiliato allo Stato Islamico è stato trattenuto dalle forze di sicurezza, insieme ad altre persone, sia straniere sia italiane, accusate di appartenere agli ambienti dell’estremismo islamico del nord Italia e di aver preso parte in modo attivo a una campagna di radicalizzazione e proselitismo, condotta soprattutto su internet. Infine, il 30 marzo, i Carabinieri del Ros hanno arrestato 19enne marocchino a Fossano, nei pressi di Cuneo, accusato di attività criminali, di istigazione a delinquere per finalità di terrorismo internazionale e di far parte di un’associazione terroristica. Il mandato di arresto è stato emesso dalla procura di Roma, la quale aveva riscontrato che l’individuo aveva espresso la volontà di compiere un attacco suicida. Si tratta di IIyass Handouz, residente in Piemonte ma originario del Marocco. I carabinieri hanno rilevato che il giovane diffondeva propaganda jihadista attraverso i social network, inneggiando al martirio e al jihad. 

La crescita della minaccia terroristica nel 2018 era stata sottolineata anche da un report pubblicato dalla società inglese IHS Markit, secondo cui i Paesi europei avrebbero potuto assistere a un aumento del rischio di terrorismo durante quest’anno, a causa del ritorno dei combattenti dell’ISIS, che sono stati addestrati e formati in Siria e in Iraq. I motivi principali della maggiore minaccia sarebbero due. Il primo motivo è rappresentato dal fatto che, in seguito alla sconfitta dell’organizzazione in Siria e in Iraq, le operazioni internazionali diventeranno sempre più importanti per l’ISIS. In tale contesto, l’utilizzo di droni armati e di autobombe tecnologiche rappresenterebbero un pericolo da non sottovalutare, nonostante la principale minaccia continuerebbe a essere costituita da operazioni terroristiche a basso livello tecnologico. Ad avviso della IHS Markit è più probabile che continueranno gli attacchi di “bassa capacità”, inclusi l’uso di ordigni esplosivi improvvisati, attacchi con camion e furgoni presi in prestito o rubati e con coltelli e piccole armi. Il secondo motivo per cui il ritorno dei foreign fighters costituirà una grave minaccia per l’Europa nel 2018 è il fatto che i soldati dell’ISIS porteranno “capacità, rigore ideologico e aggiungeranno estremismo” alle reti radicali già esistenti nel continente.

L’ultimo attentato terroristico rivendicato dallo Stato Islamico in Europa è stato quello del 23 marzo a Trebes, nel sud della Francia, dove Redouane Ladkim, un marocchino 26enne, ha assaltato il supermercato al grido di “Allahu Akbar”, prendendo in ostaggio alcune persone. Complessivamente, sono morte 5 persone, incluso l’attentatore, e ne sono rimaste ferite altre 15.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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