Turchia: la Francia deve scegliere tra Ankara e i curdi

Pubblicato il 7 aprile 2018 alle 6:03 in Francia Turchia

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La Turchia ha ammonito la Francia, esortandola a scegliere chi vuole come alleato nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria tra Ankara e i curdi e a fare tutto il necessario per assicurarsi che i soldati curdi abbandonino la regione di Manbij, situata nel nord-est del Paese.

Giovedì 5 aprile, in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Reuters dopo aver incontrato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il ministro per gli Affari Europei della Turchia, Omer Celik, ha dichiarato: “I nostri alleati dovranno fare una scelta a favore della Turchia e non delle People’s Protection Units (YPG) nella lotta contro lo Stato Islamico” e ha aggiunto: “Vorrei sottolineare che ci aspettiamo che la Francia non faccia nulla per incoraggiare o sostenere le People’s Protection Units (YPG)”.

In questo contesto, il ministro turco ha rifiutato la possibilità che la Francia svolga un ruolo di mediazione tra le due parti e ha ribadito che Parigi dovrebbe capire che i gruppi curdi siriani non sono diversi dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. In tal senso, Celik ha dichiarato: “Ogni aiuto offerto alle People’s Protection Units (YPG) verrà considerato un sostegno al terrorismo”.

La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). In questo contesto, Celik ha dichiarato: “Non vogliamo vedere nessuno dei nostri alleati che addestra i terroristi delle People’s Protection Units (YPG). La Francia è un nostro alleato, ma non vogliamo sentire affermazioni come: Afrin è stata occupata”.

Le relazioni tra Ankara e Parigi sono state tese nelle ultime settimane, poiché la Francia ha criticato la campagna militare turca nel distretto siriano di Afrin, situato nel nord-ovest del Paese, al confine con la Turchia. Il 20 gennaio, la Turchia aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel territorio, con lo scopo di liberarlo dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km. Dopo la conquista della città di Afrin, avvenuta il 18 marzo, Ankara ha annunciato che la campagna sarebbe continuata fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli fosse stato annientato. Già il 6 febbraio, il presidente turco aveva annunciato che l’operazione militare nel territorio siriano di Manbij avrebbe espulso le People’s Protection Units (YPG) dalla città e la avrebbe riconsegnata ai “proprietari arabi originari”. Più recentemente, il 22 marzo, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che le forze turche avrebbero allontanato dal territorio tutti i soldati delle People’s Protection Units (YPG) se Ankara non avesse raggiunto un accordo con gli Stati Uniti per la realizzazione di un piano mirato ad allontanare i curdi dalla regione.

Le tensioni tra i due Paesi sono ulteriormente aumentate il 30 marzo, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva incontrato una delegazione siriana, che comprendeva anche membri delle People’s Protection Units (YPG). Al termine della riunione, Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe aiutato le Syrian Democratic Forces (SDF) nella stabilizzazione del nord della Siria e nella lotta contro lo Stato Islamico e si era offerto come mediatore per cercare di risolvere il conflitto tra la Turchia e i combattenti curdi. Da parte sua, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva immediatamente rifiutato la proposta di Parigi e aveva condannato la posizione assunta dalla Francia.

La Francia, insieme agli Stati Uniti, sta inviando armi e addestrando i soldati curdi, che combattono contro i militanti dello Stato Islamico in Siria. Dopo l’incontro tra Macron e i curdi, un membro del Partito dell’Unione Democratica curda aveva riferito che il presidente francese si sarebbe impegnato a inviare più truppe nel nord della Siria, a fornire aiuti umanitari e a spingere per il raggiungimento di una soluzione diplomatica. La Presidenza francese non ha confermato la notizia, tuttavia, una fonte interna avrebbe affermato che Parigi potrebbe rafforzare l’intervento militare in Siria “all’interno della cornice esistente” della coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro l’ISIS in Siria e in Iraq.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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