Stati Uniti: vendite militari per 1,31 miliardi $ all’Arabia Saudita

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 13:19 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita di semoventi di artiglieria Howitzer e attrezzature militari all’Arabia Saudita. Stando a quanto dichiarato dal Pentagono, Riad acquisterà da Washington 180 semoventi di artiglieria Howitzer M109A5/A6 per convertirli in 177 sistemi di artiglieria Paladin M109A6, oltre a supporto tecnico, pezzi di ricambio e altri elementi correlati.

Secondo il quotidiano Al-Monitor, tale accordo di vendita di attrezzature militari all’Arabia Saudita farebbe parte di un patto sulle armi, del valore di 110 miliardi di dollari, concluso il 20 maggio 2017 tra il sovrano del Regno, re Salman, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in occasione della visita di stato del leader americano a Riad.

Il comunicato del Pentagono è stato emanato giovedì 5 aprile, in concomitanza con la conclusione del viaggio del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, negli Stati Uniti, iniziato il 19 marzo. In questo contesto, in occasione dell’incontro tra bin Salman e il segretario della Difesa americano, James Mattis, avvenuto il 22 marzo, Riad e Washington avevano concluso un accordo di vendita del valore di circa 670 milioni di dollari, che includeva 6.700 missili Raytheon, oltre a pezzi di ricambio per i carri armati e gli elicotteri costruiti negli Stati Uniti e già in possesso dell’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita si colloca al secondo posto per il volume di importazioni di armi, subito dopo l’India, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017, secondo uno studio dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), che monitora il volume d’affari del traffico di armi nel breve periodo. Nel quinquennio analizzato dal report, le importazioni di armi nel Paese mediorientale sono aumentate del 225% rispetto al periodo compreso tra il 2008 e il 2012. I principali Paesi che esportano le armi in Arabia Saudita sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, i cui volumi di esportazioni verso il Paese mediorientale si aggirano rispettivamente intorno al 61% e al 23%.

Al momento, l’Arabia Saudita è impegnata nel conflitto in Yemen, dove combatte contro gli Houthi. Riad è entrata nella guerra civile yemenita a capo della coalizione araba, che comprende anche Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, il 26 marzo 2015, a fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dai ribelli con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. In questo contesto, un ricercatore del SIPRI, Pieter Wezeman, ha dichiarato che “al momento, USA ed Europa rimangono i principali esportatori di armi nella regione e hanno fornito il 98% delle armi importate dall’Arabia Saudita”.

Gli Stati Uniti avevano intrapreso la politica di sostegno militare e di intelligence nei confronti della campagna saudita in Yemen sotto l’amministrazione Obama. Il 25 marzo 2017, la Casa Bianca aveva comunicato che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la coalizione araba in Yemen, attraverso la pubblicazione di una dichiarazione nella quale si leggeva: “Il presidente Obama ha autorizzato la fornitura di supporto logistico e di intelligence alle operazioni militari guidate dal Consiglio di Cooperazione del Golfo”. La base legale che aveva giustificato l’intervento americano nel conflitto yemenita era l’Autorizzazione dell’uso della forza militare (AUMF), che consentiva “l’uso della forza” contro tutte “le nazioni, le organizzazioni e le persone che si ritiene abbiano pianificato, autorizzato, commesso o sostenuto gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”. Successivamente, l’8 ottobre 2016, Washington aveva fermato la vendita di armi che potessero essere impiegate nel conflitto in Yemen, dal momento che l’Arabia Saudita le aveva utilizzate per bombardare i civili, mentre questi partecipavano a un funerale, causando la morte di 150 persone e il ferimento di altre 600.

La posizione degli Stati Uniti nei confronti della vendita di armi all’Arabia Saudita è nuovamente cambiata con l’insediamento del nuovo presidente. Trump ha ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, che considera il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, il presidente americano ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari.

Il 7 novembre 2017, il Congresso americano aveva annunciato di aver valutato un progetto di risoluzione che prevedeva la fine del sostegno militare e di intelligence alla coalizione araba, a guida saudita, nella guerra contro le milizie degli Houthi in Yemen. Il 13 novembre, il Congresso aveva cambiato l’oggetto del progetto di risoluzione in “miglioramento delle capacità militari di colpire l’obiettivo”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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