Siria: sospese le evacuazioni nel Ghouta

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 11:25 in Medio Oriente Siria

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Le evacuazioni del gruppo dei ribelli siriani di Jaish Al-Islam, che controllano la città di Douma, nel territorio del Ghouta orientale, sono state sospese giovedì 5 aprile, a causa di disaccordi all’interno della fazione dell’opposizione, stando a quanto riferito dal governo siriano. Diversa la versione dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale il gruppo e la Russia starebbero rivedendo l’accordo sull’evacuazione dalla città.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa nazionale SANA, gli autobus che sarebbero stati mandati per trasferire i combattenti del gruppo nei governatorati di Hama e Idlib, situati rispettivamente nel centro e nel nord della Siria, sarebbero ripartiti senza alcun passeggero a bordo. La sospensione delle evacuazioni sarebbe dovuta a disaccordi interni alla fazione.

Jaish Al-Islam aveva iniziato ad abbandonare Douma il 2 aprile, nel contesto di un accordo raggiunto con le forze governative, attraverso la mediazione della Russia. Si trattava dell’ultimo grande gruppo di ribelli ancora presente nell’enclave siriana. Le altre due principali fazioni dell’opposizione, Failaq Al-Rahman e Ahrar Al-Sham, erano state evacuate dall’area qualche giorno prima. Il 22 marzo, il gruppo Failaq al-Rahman aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco ad Arbin, nel Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Il primo convoglio dei combattenti, insieme alle loro famiglie, era arrivato nell’area di Hama sabato 24 marzo. Il giorno precedente, i ribelli di Ahrar Al-Sham avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Le evacuazioni erano iniziate il giorno successivo, il 22 marzo.

L’accordo tra Jaish Al-Islam e le forze governative siriane sarebbe ancora in vigore, tuttavia, il gruppo non avrebbe mai confermato ufficialmente di aver concluso un patto con l’esercito di Al-Assad, a causa di divisioni interne tra coloro che desideravano abbandonare il territorio e coloro che sostenevano la necessità di rimanere e combattere. Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa siriana, al momento, gli autobus starebbero aspettando che le tensioni tra le due parti si risolvano per riprendere le evacuazioni. In merito alla questione, venerdì 6 aprile, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che Jaish Al-Islam avrebbe ripreso le trattative con la Russia, al fine di raggiungere un nuovo accordo su un “nuovo insediamento” a Douma e nel Qalamoun. In questo contesto, il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha dichiarato: “Il vecchio accordo è stato sospeso e sono in corso le negoziazioni tra la Russia e Jaish Al-Islam, al fine di raggiungere un nuovo patto” e ha aggiunto che dei 10.000 combattenti del gruppo “più di 4.000 si sono rifiutati categoricamente di abbandonare il territorio”.

Al momento, le forze governative avrebbero riconquistato la maggior parte delle città e dei villaggi nel Ghouta orientale, mentre i ribelli e i civili rimasti nel Ghouta si troverebbero nella regione montuosa del Qalamoun e, in particolare, nei villaggi di Al-Dumayr, Jayrud e Al-Ruhaybah. Qui, martedì 3 aprile, i gruppi di opposizione si erano rifiutati di abbandonare il territorio, nonostante, lo stesso giorno, le forze governative avessero dato loro un ultimatum, secondo il quale i combattenti avrebbero dovuto arrendersi e consegnare le armi o abbandonare il territorio. I soldati dell’opposizione che si trovano nel territorio di Qalamoun, situato al confine con il Libano, e che riuniscono combattenti provenienti da diversi gruppi, avrebbero formato un comando militare unito, contrario a condurre qualunque tipo di trattativa sul futuro del territorio.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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