La Francia fornirà 550 milioni di euro al Libano

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 14:34 in Francia Libano

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La Francia invierà 550 milioni di euro al Libano per supportare le riforme economiche necessarie a contrastare l’impatto della guerra in Siria. L’annuncio è stato effettuato a margine di una conferenza che si sta tenendo a Parigi, a cui sono presenti 50 Paesi ed organizzazioni internazionali, tra cui Arabia Saudita, Stati Uniti, Russia e Qatar. Nell’occasione le autorità di Beirut sperano di ottenere piani di investimenti di supporto del valore complessivo di 16 miliardi di euro. 

Il Libano, che ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo, spera di riuscire a completare la prima fase del piano di investimenti di capitale, del valore di 10 miliardi di dollari, per rinnovare le infrastrutture. I progetti includono la costruzione di strade, il miglioramento della capacità di produzione di energia e lo sviluppo dei trasporti pubblico. “Siamo un piccolo Stato che sta affrontando grandi sfide politiche, economiche e di sicurezza, le quali sono esacerbate dalla crisi dei rifugiati siriani”, ha spiegato il premier libico, Saad al-Hariri, motivando la richiesta di supporto alla comunità internazionale. A suo avviso, la ripresa del Libano deve iniziare al più presto. Dall’altra parte, spiega Reuters, i Paesi donatori vorrebbero che Beirut attuasse riforme in grado di diminuire il livello del debito pubblico.

Non è la prima volta che la Francia promette di sostenere il Libano. Il 9 marzo scorso, Parigi aveva annunciato l’invio di un pacchetto di aiuti del valore di 14 milioni di euro all’esercito libanese, comprendente la formazione dei soldati e il rifornimento di strumenti militari, tra i quali i missili anticarro. Successivamente, in occasione della riunione ministeriale “Lebanon building trust: a viable security for the country an the region”, che si è tenuta presso la Farnesina il 15 marzo, La comunità internazionale ha manifestato un grande supporto nei confronti dello sviluppo militare del Libano. Nell’occasione, la Francia ha aperto una linea di credito del valore di 400 milioni di euro per l’esercito libanese, nel contesto di un più ampio progetto che mira al rafforzamento delle istituzioni del Libano e al raggiungimento della sicurezza nel Paese. 

In seguito allo scoppio della guerra civile in Siria, il 15 marzo 2011, oltre metà della popolazione siriana ha lasciato il Paese per rifugiarsi negli Stati circostanti, tra cui il Libano. L’afflusso di siriani ha messo in seria difficoltà il governo libanese, che ha avuto diversi problemi nel ripartire le poche risorse disponibili sul territorio. Quasi tutti i rifugiati in Libano dipendono dagli aiuti economici stanziati dalla comunità internazionale. Secondo le stime della UN Refugee Agency, ad oggi, nel Paese mediorientale sono presenti 991.917 cittadini della Siria.

L’instabilità del Libano è legata anche alle tensioni settarie, soprattutto tra i musulmani sunniti e sciiti. Il Paese, che è una democrazia parlamentare, ha sistema politico basato sul confessionalismo, un assetto istituzionale in cui l’appartenenza religiosa diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica. Di conseguenza, secondo il Patto nazionale libanese del 1943, le più alte cariche dello Stato sono assegnate ai tre gruppi principali, così che il presidente è un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita ed il presidente del Parlamento un musulmano sciita. All’interno di questo quadro politico è inserito Hezbollah, un partito che ha un’ala militante di ispirazione sciita, considerato un’organizzazione terroristica da parte di Stati Uniti, Israele, Canada, Lega Araba e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Sull’instabilità del Libano influiscono altresì i rapporti con Israele, con il quale sono in corso dispute in merito alla determinazione dei confini. Nel novembre 2017, il Paese ha vissuto un momento di crisi dovuto al fatto che, il 4 novembre 2017, durante un viaggio a Riad, al-Hariri aveva presentato le dimissioni in diretta televisiva, affermando di temere un attentato. Successivamente, il 27 novembre 2017, il premier aveva minacciato di dimettersi se Hezbollah non avesse accettato la politica di “neutralità” adottata dal Libano e non si sarebbe tenuto lontano dai conflitti regionali. Al-Hariri ha poi ritirato ufficialmente le dimissioni  il 5 dicembre 2017 dopo essere rientrato in patria qualche giorno prima.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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