Israele – Palestina: 4 morti e 250 feriti nel secondo venerdì di protesta

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 16:24 in Israele Palestina

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I soldati israeliani hanno sparato contro la folla di palestinesi che manifestava nel territorio di confine tra Israele e la Striscia di Gaza, uccidendo 4 persone e ferendone almeno 250 persone, delle quali 5 sarebbero in gravi condizioni, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute di Gaza.

Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, i palestinesi avrebbero bruciato numerosi pneumatici nella zona di confine, per creare una coltre di fumo che ostruisse la visuale ai cecchini israeliani, disposti vicino alla barriera di confine. Sul posto sarebbero intervenuti i vigili del fuoco, che hanno cercato di domare l’incendio. Cento tiratori scelti erano stati schierati nell’area il 28 marzo, con il permesso di aprire il fuoco contro i manifestanti nel caso in cui questi avessero violato la barriera di confine o i soldati si fossero trovati in pericolo. Il giorno precedente al secondo venerdì di protesta, giovedì 5 aprile, in occasione di un’intervista alla radio, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva dichiarato che le forze israeliane sarebbero state pronte ad aprire il fuoco contro i manifestanti nella Striscia di Gaza il giorno successivo.

Si tratta del secondo venerdì di protesta organizzato nel contesto della Marcia del Ritorno, una manifestazione iniziata venerdì 30 marzo, in occasione dell’anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, in cui i palestinesi ricordano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le proteste contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele.  Le manifestazioni dureranno fino al 15 maggio, giorno in cui il popolo palestinese commemora lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui si ricorda l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

Durante le manifestazioni del venerdì precedente, i palestinesi avrebbero lanciato pietre contro i soldati israeliani, che avrebbero risposto aprendo il fuoco contro i manifestanti e lanciando gas lacrimogeni. Gli scontri hanno portato alla morte di 17 persone disarmate. Altre 3 persone sarebbero morte nei giorni successivi, portando a 20 il numero totale delle vittime fino a oggi.

L’uccisione di un numero così alto di persone aveva suscitato le critiche internazionali contro Israele, che era stato accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di aver sparato contro i manifestanti, nonostante questi non costituissero una minaccia nei loro confronti. Anche le Nazioni Unite si sono espresse sull’accaduto, chiedendo a Israele di moderare le proprie azioni. In questo contesto, la portavoce dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Liz Throssell, aveva dichiarato: “Israele ha l’obbligo di garantire che non venga fatto un uso eccessivo della forza e se si verifica il ricorso ingiustificato e illegale alle armi, che causa una morte, questo può equivalere a un omicidio intenzionale. Inoltre, costituisce una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra”. La Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra, firmata a Ginevra il 12 agosto 1949, tutela le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri di forze armate che abbiano deposto le armi.

Da parte sua, Israele ha affermato di stare facendo il necessario per difendere i suoi confini e che le proprie truppe hanno risposto alle proteste con mezzi antisommossa “in accordo con le regole d’ingaggio”, che definiscono come, dove e quando le forze in campo debbano essere utilizzate, nelle operazioni militari e di polizia. In questo contesto, un portavoce dell’esercito aveva dichiarato che le proprie forze “non permetteranno nessuna violazione delle infrastrutture di sicurezza e della barriera di confine, che proteggono i civili israeliani”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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