Yemen: l’ONU chiede 3 miliardi di dollari

Pubblicato il 5 aprile 2018 alle 6:02 in Medio Oriente Yemen

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Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere circa 3 miliardi di dollari, necessari per aiutare circa 13 milioni di persone in Yemen.

Martedì 3 aprile, in occasione di una conferenza che si è tenuta a Ginevra, in Svizzera, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un appello mirato a raccogliere 2,96 miliardi di dollari entro il 2017. La cifra è aumentata rispetto all’anno precedente, quando il budget necessario per inviare gli aiuti umanitari nel Paese si aggirava intorno ai 2,5 miliardi di dollari, di cui è stato raggiunto circa il 73%.

In tale contesto, il segretario generale delle Nazioni Unite, che già il 16 novembre 2017 aveva definito la situazione dello Yemen “la peggiore crisi nel mondo”, ha dichiarato: “Con il supporto internazionale, possiamo e dobbiamo impedire che questo Paese si trasformi in una tragedia a lungo termine”. Stando ai dati riportati dall’organizzazione internazionale, in Yemen, più di 22 milioni di persone, circa tre quarti della popolazione, hanno bisogno di protezione e aiuti umanitari, circa 18 milioni, un milione in più rispetto al 2016, soffrono di insicurezza alimentare e 8,4 milioni di persone sono sull’orlo della carestia.

La situazione dello Yemen, già molto complessa, si è ulteriormente aggravata dopo che, il 6 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, aveva chiuso tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra al Paese. Tale decisione era stata presa al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran dopo che, il giorno precedente, gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Nonostante il 26 novembre la stretta sia stata allentata, grazie all’arrivo nel Paese di aiuti per 20 milioni di persone, la situazione rimane disastrosa, secondo quanto dichiarato dalle Nazioni Unite. In questo contesto, Guterres ha dichiarato: “Coloro che lavorano per le organizzazioni umanitarie devono riuscire a raggiungere le persone che hanno più bisogno di aiuto, senza condizioni” e ha aggiunto: “Tutti i porti devono rimanere aperti per i carichi umanitari e commerciali, i medicinali, i beni alimentari e il carburante necessario per inviarli”.

Guterres ha altresì informato che milioni di yemeniti non hanno accesso all’acqua potabile e che, nel 2016, 1 milione di persone ha sofferto di gravi forme di diarrea e di colera. Stando ai dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità il 19 marzo, la difterite avrebbe contagiato più di 1.300 persone. Oltre a ciò, circa la metà delle strutture sanitarie sono state chiuse o non funzionano in maniera adeguata, mettendo, in questo modo, la popolazione a rischio di un’altra epidemia di colera. In questo contesto, il segretario generale ha dichiarato: “Le malattie curabili diventano una sentenza di morte quando i servizi sanitari locali sono sospesi ed è impossibile lasciare il Paese”.

Nella guerra civile, che sta devastando lo Yemen dal marzo 2015, i civili sono stati vittime di attacchi indiscriminati, bombardamenti, cecchini, ordigni non esplosi, rapimenti, abusi e detenzioni arbitrarie. Stando a quanto affermato da Guterres, ogni 10 minuti un bambino che ha meno di 5 anni muore per malattie che potrebbero essere curate e almeno 3 milioni di bambini sotto i 5 anni e di donne che aspettano un figlio soffrono di gravi forme di malnutrizione. Oltre a ciò, la metà dei bambini, di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni, soffrono di malnutrizione cronica e di arresto della crescita.

A questo quadro si aggiunga che circa mezzo milione di bambini ha abbandonato la scuola a partire dall’inizio della guerra civile in Yemen, iniziata il 21 marzo 2015, portando il numero totale di bambini non scolarizzati a 2 milioni e che più di 2.500 scuole sono fuori servizio. Tra queste, due terzi sarebbero state danneggiate dagli attacchi, il 27% sarebbero state chiuse e il 7% sarebbero utilizzate per scopi militari o come riparo per gli sfollati. I bambini vengono spesso costretti ad arruolarsi e circa i due terzi delle femmine vengono fatte sposare prima di aver raggiunto la maggiore età, molte anche prima di aver compiuto 15 anni.

In questo contesto, il 27 marzo, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, in occasione dell’incontro con il segretario generale dell’ONU, aveva consegnato a Guterres un assegno del valore di 930 milioni di dollari, che erano stati promessi da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti all’organizzazione internazionale per la crisi umanitaria in Yemen. Il 20 gennaio, le Nazioni Unite avevano presentato il piano di risposta umanitaria del 2018 per lo Yemen e avevano rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché donasse 2,96 miliardi di dollari per fornire aiuti a 13,1 milioni di persone in tutto il Paese. In occasione del suo discorso, pronunciato il 3 aprile a Ginevra, Guterres ha sottolineato che Riad e Abu Dhabi “hanno anche promesso di garantire ulteriori 500 milioni di dollari da parte della regione” e che altri donatori hanno “contribuito con circa 293 milioni di dollari”, sottolineando: “Ciò significa che abbiamo già raggiunto il 40% del budget richiesto per quest’anno”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

 

di Redazione

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