Trump: truppe fuori dalla Siria entro 6 mesi

Pubblicato il 5 aprile 2018 alle 17:29 in Siria USA e Canada

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Il presidente Donald Trump vorrebbe che le truppe americane concludessero la missione in Siria entro i prossimi 6 mesi. A suo avviso, le spese militari e logistiche che gli USA stano effettuando nella regione, pari a 200 milioni di dollari, sono troppo alte e non producono alcun guadagno.

Alla fine di marzo, il leader della Casa Bianca aveva dichiarato che avrebbe ordinato il ritiro delle truppe dalla Siria “molto presto”. Tuttavia, i consiglieri militari lo hanno frenato, intimandogli di rinviare la decisione, in quanto la scelta è stata ritenuta troppo frettolosa e pericolosa. Persino l’ex direttore della CIA, Mike Pompeo, nominato segretario di Stato al posto di Rex Tillerson il 13 marzo, ha sconsigliato il presidente, affermando che un ritiro immediato delle truppe americane dal Paese mediorientale comporterebbe effetti controproducenti.

Il 3 aprile, durante un meeting con il Consiglio Nazionale per la Sicurezza, il presidente del Joint Chief of Staff, il generale dei Marines, Joseph Dunford, ha dichiarato lasciare la Siria permetterebbe alla Turchia, alla Russia e all’Iran di estendere la propria influenza su tutto il territorio nazionale. La scadenza dei 6 mesi avanzata da Trump è stata definita troppo breve dagli ufficiali della sicurezza, secondo cui è ancora troppo presto per fare un piano di ritiro definitivo dalla Siria.

Le dichiarazioni di Trump sono state rilasciate il giorno precedente al potenziamento delle truppe americane nel distretto di Manbij, in Siria, per far fronte all’imminente offensiva che la Turchia potrebbe lanciare nel territorio da un momento all’altro. Complessivamente, Washington ha stanziato 300 soldati, oltre a numerosi veicoli blindati ed altro equipaggiamento militare tra la riva occidentale del fiume Eufrate e la città di Manbij, situata nel governatorato di Aleppo. La decisione è stata presa dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva ripetutamente reso noto che avrebbe colpito la città di Manjib, nell’ambito dell’operazione Ramo d’Olivo, la campagna militare lanciata dalla Turchia il 20 gennaio nel distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare il territorio dal terrorismo.

Secondo quanto riportato dall’addetta stampa della Casa Bianca, Sarah Sanders, l’intenzione di Trump è quella di lasciare la gestione della Siria alle autorità locali, una volta che la minaccia dell’ISIS sarà completamente eliminata. “Vogliamo concentrarci sulla transizione della gestione del territorio agli attori locali, assicurando al contempo che lo Stato Islamico non riemerga”, ha spiegato la Sanders nel corso di una conferenza stampa, precisando che Trump vuole vincere la battaglia contro i terroristi.

Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano nel 2014, attuando l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano Bashar Al-Assad, che aveva definito la decisione americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve è la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. L’operazione americana in Siria era iniziata come un supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

 

di Redazione

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