Siria: più di 40.000 civili tornati nel Ghouta

Pubblicato il 4 aprile 2018 alle 9:27 in Medio Oriente Siria

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Più di 40.000 civili, che avevano abbandonato il territorio nel contesto nell’accordo di evacuazione, sono tornati nel Ghouta orientale, secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa russo. La notizia del ritorno dei civili nel Ghouta sarebbe, però, stata smentita dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, martedì 3 aprile.

I civili avevano abbandonato l’enclave nelle scorse settimane nel contesto degli accordi stretti tra i ribelli siriani e le forze governative, grazie alla mediazione della Russia. L’ultimo accordo è stato raggiunto con il gruppo Jaish Al-Islam lunedì 2 aprile, in seguito al quale almeno 1.123 ribelli, insieme alle loro famiglie, avevano lasciato la città di Douma nel giro di 24 ore. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, a partire dall’inizio delle tregua umanitaria, imposta dalla Russia, il numero salirebbe a 2.269 persone.

Precedentemente, le forze governative avevano stretto accordi anche con due grandi gruppi di ribelli presenti nel Ghouta orientale, Failaq Al-Rahman e Ahrar Al-Sham. Il 22 marzo, il gruppo Failaq al-Rahman aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco ad Arbin, nel Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Il primo convoglio dei combattenti, insieme alle loro famiglie, era arrivato nell’area di Hama sabato 24 marzo. Il giorno precedente, i ribelli di Ahrar Al-Sham avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Le evacuazioni erano iniziate il giorno successivo, il 22 marzo.

Il territorio del Ghouta orientale era stato posto sotto assedio dalle forze governative nel dicembre 2012. Nell’ultimo mese, in particolare dal 18 febbraio, i soldati fedeli al presidente siriano hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Gli scontri sono continuati incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì 1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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