Siria: gli USA potenziano le truppe a Manbij

Pubblicato il 4 aprile 2018 alle 18:18 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno iniziato a potenziare le truppe americane che si trovano nel distretto di Manbij, per far fronte all’offensiva che la Turchia potrebbe lanciare nel territorio da un momento all’altro.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Jazeera in lingua araba, Washington avrebbe stanziato almeno 300 soldati, oltre a numerosi veicoli blindati e attrezzature pesanti, nel territorio compreso tra la riva occidentale del fiume Eufrate e la città di Manbij, situata nel governatorato di Aleppo. Nella stessa area, le truppe americane avrebbero avviato la costruzione di due basi militari. I soldati americani sarebbero stati riposizioni dal villaggio di Srin, che si trova nel governatorato di Aleppo, dove Washington ha già una base militare.

La decisione degli Stati Uniti è stata presa dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ripetutamente annunciato che avrebbe colpito la città di Manjib, nel contesto dell’operazione Ramo d’Olivo, la campagna militare lanciata dalla Turchia il 20 gennaio nel distretto di Afrin, mirata a liberare il territorio dal terrorismo. L’ultima minaccia di Ankara risale al 28 marzo, quando Erdogan aveva dichiarato che le truppe turche avrebbero iniziato un’operazione militare contro Manbij, se il territorio non fosse stato liberato dalla “presenza dei terroristi”. Precedentemente, il 22 marzo, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che la Turchia avrebbe allontanato i soldati delle People’s Protection Units (YPG) dal confine orientale della Siria, se non avesse raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sulla questione della restituzione del territorio ai “suoi veri proprietari”, ovvero gli arabi. Al momento, Ankara e Washington avrebbero raggiunto “un’intesa, non un accordo” sulla stabilizzazione della città di Manbij e di altre aree che si trovano sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG).

I soldati curdi costituiscono un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e lo sono stati ancora di più durante la guerra contro lo Stato Islamico, nonostante la Turchia si sia sempre opposta a tale alleanza. Ankara considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Oltre a ciò, la Turchia teme che se i curdi ottenessero l’autonomia nel nord della Siria, tale conquista potrebbe galvanizzare la popolazione curda che risiede in territorio turco.

Lo stretto legame tra Washington e le milizie curde è stato causa di tensioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, che ha sempre chiesto a Washington di interrompere il sostegno alle Syrian Democratic Forces. Nonostante Erdogan abbia domandato in più occasioni alla Casa Bianca di prendere le distanze dai curdi, il 9 maggio 2017 Trump, in linea con la posizione di Obama, ha ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units, considerate un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS a Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria. Successivamente, dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’ISIS in Siria, il 24 novembre 2017, il presidente americano ha riferito alla Turchia che avrebbe smesso di fornire armi alle milizie curde, al fine di “riaffermare una partnership strategica” con Ankara.

In merito alla presenza delle truppe americane in Siria, venerdì 30 marzo, il presidente americano, Donald Trump, aveva annunciato che gli oltre 2.000 soldati dispiegati da Washington nel territorio orientale della Siria sarebbero stati richiamati in patria “molto presto”. In questo contesto, Trump aveva altresì dichiarato che gli oltre 200 milioni di dollari stanziati dal governo americano per coprire le spese militari e logistiche in Siria sarebbero stati congelati.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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