USA invieranno 8 droni di sorveglianza all’esercito di Kabul

Pubblicato il 3 aprile 2018 alle 6:01 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno ordinato 8 droni ScanEagle, utili per effettuare operazioni di ricognizione e sorveglianza ai fini di intelligence, che verranno recapitati alle forze di sicurezza afghane. Il contratto, del valore di 47 milioni di dollari, è stato annunciato nel corso dei giorni passati dal Dipartimento della Difesa americano, il quale ha riferito che i velivoli verranno consegnati entro il marzo 2019. Già nel luglio 2017, gli USA avevano fornito 5 droni alle forze di Kabul, che utilizzano tale tecnologia dall’aprile 2016. Gli ScaEagle sono particolarmente piccoli, volano a bassa quota e possono resistere per molte ore in aria. Queste caratteristiche fanno sì che vengano utilizzati soprattutto nelle operazioni di sorveglianza e ricognizione. Gli Stati Uniti iniziarono ad utilizzarli durante l’invasione in Iraq, nell’agosto 2004.

Nel frattempo, una nuova formazione militare americana è stata posizionata in Afghanistan per assistere l’esercito locale a migliorare nella lotta contro i talebani ed il governo di Kabul a stabilizzarsi. Secondo quanto riportato dal sito del Pentagono, la Prima Security Force Assistance Brigade aiuterà l’esercito afghano a rafforzare l’efficacia delle proprie operazioni. Il comandante della brigata, il colonnello Scott Jackson ha spiegato che i suoi soldati sono volontari che sono stati addestrati appositamente per il lavoro che andranno a svolgere. Jackson, che ha prestato servizio anche in Iraq, ha riferito che gli ultimi 8 anni in Afghanistan sono stati “incredibili”. Nel 2010, ha spiegato il comandante, le forze americane erano in prima linea al fianco dell’esercito afghano per combattere i talebani e i terroristi di al-Qaeda. Oggi, invece, sono i soldati afghani a dirigere le operazioni, a scegliere gli obiettivi e a stabilire le risorse da impiegare, mentre gli americani li assistono attraverso i raid aerei e attraverso l’addestramento militare.

Tra il 29 e il 30 marzo, la Afghan National Army (ANA) ha effettuato 69 operazioni speciali nel giro di 24 ore per mettere in sicurezza diverse aree del Paese dalla minaccia dei terroristi. I raid sono stati condotti nelle province di Farah, Badghis, Baghlan, Takhar, Badakhshan, Uruzgan, Ghazni e Helmand, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa, il quale ha specificato che l’aviazione afghana è intervenuta in supporto alle forze di terra effettuando almeno 100 voli di ricognizione. Complessivamente, sono morti 23 terroristi, di cui 16 talebani, mentre altri 21 sono rimasti feriti. Lo stesso giorno, almeno 6 militanti dell’ISIS sono stati uccisi da un drone nella provincia di Kunar, nell’est dell’Afghanistan. Il portavoce del governatore provinciale, Faridullah Dehqan, ha riferito che tra le vittime ci sono almeno due capi dei terroristi. Il raid sarebbe stato effettuato dalle forze americane, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa afghana, Khaama Press.

Da quando il presidente Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana nel Paese asiatico, il 21 agosto 2017, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione. La CNN ha reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100.000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14.000.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Quasi 17 anni di invasione non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani. Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, l’Afghanistan ha cominciato a subire anche la violenza della Khorasan Province, che compie attacchi sia contro le forze afghane e straniere, sia contro le minoranze sciite locali.

Il 28 febbraio, il presidente afghano, Ashraf Ghani ha proposto una tregua ai talebani, invitandoli al dialogo per porre fine all’instabilità del Paese. Tuttavia, i combattenti stanno continuando a compiere offensive in diverse zone del Paese. L’offerta del leader afghano prevederebbe l’istituzione di un cessate il fuoco, il rilascio dei prigionieri talebani, l’organizzazione di nuove elezioni che includano i militanti e che prevedano ad una revisione costituzionale. Il 27 marzo, alcuni ufficiali della Casa Bianca hanno dichiarato che Washington supporterà i colloqui di pace tra il governo di Kabul e i gruppi di militanti favorevoli alla riconciliazione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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