Turchia: basi turche nel nord dell’Iraq

Pubblicato il 3 aprile 2018 alle 18:16 in Iraq Turchia

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Ankara sta aumentando la sua presenza in Iraq, costruendo basi militari nell’area montuosa di Balkaya, che si trova nel nord del Paese, vicino al confine con la Turchia. Secondo quanto riferito dal quotidiano Asharq Al-Awsat, le forze turche starebbero penetrando sempre più nella regione del Kurdistan, dove avrebbero costruito 3 basi  permanenti.

Stando alle fonti della sicurezza turca, le basi sarebbero state stabilite nell’area montuosa di Balkaya, nel distretto turco di Semdinli, a un’altitudine di 2.400 metri, nel contesto delle operazioni contro i soldati del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Iraq. Da parte sua, il quotidiano curdo Rudaw ha dichiarato che le operazioni turche si sarebbero intensificate nell’area di Sidakan, nel nord dell’Iraq, che si trova vicino ai Monti Qandil, un’area molto importante nel Kurdistan iracheno.

Le autorità turche non hanno commentato la notizia, ma hanno ribadito che Ankara non esiterà a svolgere alcun lavoro che possa preservare la sicurezza dei suoi confini e del suo popolo. In questo contesto, il governo turco ha sottolineato che l’esercito sta adottando le misure necessarie nel sud-est del Paese, al confine con l’Iraq, al fine di impedire le operazioni terroristiche e l’infiltrazione di elementi del PKK, provenienti dai Monti Qandil, all’interno del Paese.

In questo contesto, lunedì 2 aprile, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che la Turchia è in grado di condurre operazioni contro i gruppi terroristici senza alcuna “approvazione” da parte dei Paesi stranieri. In tal senso, il capo di stato ha affermato: “In questi giorni la Turchia sta trovando le organizzazioni terroristiche fuori dai suoi confini e sta entrando nelle loro tane. Loro provano a scappare, ma noi li seguiamo” e ha aggiunto: “Sono scappati verso Afrin, in Siria, e verso Sinjar, in Iraq. Abbiamo detto a Baghdad che se non gestiranno la situazione, ce ne occuperemo noi. Non pensiamo di aspettare nessuna approvazione da parte di nessuno per questo tipo di azioni”.

Già il 26 marzo, il presidente turco aveva dichiarato che le forze irachene sarebbero “parzialmente intervenute” nel distretto di Sinjar, situato nel nord-ovest dell’Iraq, al confine con la Siria, e che la Turchia avrebbero fatto tutto il necessario, in caso in cui la campagna irachena non avesse raggiunto l’obiettivo desiderato. Lo stesso giorno, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, aveva ordinato alle forze irachene di rafforzare la propria presenza al confine con la Turchia, al fine di prendere il controllo del territorio e impedire ai combattenti curdi di lanciare attacchi nell’area di confine.

Nelle ultime settimane, dopo la conquista della città siriana di Afrin da parte di Ankara, avvenuta il 18 marzo nel contesto dell’operazione Ramo d’Olivo, la campagna militare turca lanciata contro il territorio siriano per liberarlo dai terroristi, le forze turche hanno intensificato le operazioni contro i soldati curdi nel nord dell’Iraq. Domenica 1 aprile, l’esercito iracheno aveva riferito d aver distrutto 8 rifugi dei combattenti del PKK nel nord dell’Iraq e di aver intrapreso operazioni contro il terrorismo nelle regioni di Hakurk e Qandil. Il giorno successivo, lunedì 2 aprile, il Ministero dell’Interno aveva annunciate di aver neutralizzato almeno 61 membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nelle operazioni contro il terrorismo lanciate nel nord dell’Iraq nel periodo compreso tra il 26 marzo e il 2 aprile. Precedentemente, il 27 marzo, l’agenzia stampa nazionale turca Anadolu aveva rivelato che qualche giorno prima, giovedì 22 marzo, un raid aereo turco aveva neutralizzato 41 terroristi nella regione di Qandil, nel territorio settentrionale iracheno, i quali, stando alle informazioni riportate dallo Stato Maggiore turco, avrebbero organizzato un attacco contro l’esercito di Ankara. Tra il 10 e l’11 marzo, gli aerei da guerra della Turchia avevano distrutto almeno 18 obiettivi appartenenti al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nella parte settentrionale dell’Iraq.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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