Siria: l’ultimo gruppo di ribelli abbandona il Ghouta

Pubblicato il 3 aprile 2018 alle 9:24 in Medio Oriente Siria

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Jaish Al-Islam, l’ultimo grande gruppo di ribelli siriano rimasto a Douma, nel Ghouta orientale, ha lasciato la città, dopo giorni di negoziazioni con le forze governative, mediate dalla Russia.

Secondo quanto riferito dal governo siriano, nella serata di lunedì 2 aprile, almeno 50 autobus sarebbero stati mandati a Douma per permettere alla fazione di abbandonare l’enclave alla volta dei governatorati di Idlib e Hama, situati rispettivamente nel nord e nel centro della Siria, dove erano già stati portati i combattenti degli altri due principali gruppi presenti nel territorio, Failaq Al-Rahman e Ahrar Al-Sham. Il trasferimento degli oppositori siriani farebbe parte di un accordo negoziato negli scorsi giorni con la Russia.

Jaish Al-Islam era l’ultimo grande gruppo di ribelli ancora presente nell’enclave siriana. Al momento, le forze governative avrebbero riconquistato la maggior parte delle città e dei villaggi nel Ghouta orientale, mentre una delle poche aree ancora nelle mani dell’opposizione sarebbe il villaggio di Jarabalus, nel nord del Ghouta. Le altre due principali fazioni dell’opposizione, Failaq Al-Rahman e Ahrar Al-Sham, erano state evacuate dall’area qualche giorno prima, nel contesto di un accordo raggiunto con le forze governative, sotto la supervisione della Russia, alleata del governo siriano. Il 22 marzo, il gruppo Failaq al-Rahman aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco ad Arbin, nel Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Il primo convoglio dei combattenti, insieme alle loro famiglie, era arrivato nell’area di Hama sabato 24 marzo. Il giorno precedente, i ribelli di Ahrar Al-Sham avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Le evacuazioni erano iniziate il giorno successivo, il 22 marzo.

I soldati di Jaish Al-Islam hanno deciso di abbandonare il territorio dopo che, mercoledì 28 marzo, il governo siriano aveva dato un ultimatum al gruppo, intimando loro di abbandonare l’enclave entro 3 giorni, pena l’avvio di una grande operazione militare a Douma. Inizialmente, giovedì 29 marzo, il portavoce della fazione, Ammar Al-Hassan, aveva respinto tale richiesta, continuando le trattative con Mosca in merito alle condizioni per porre fine alle ostilità. La proposta, avanzata dal gruppo domenica 25 marzo, prevedeva 5 punti, ovvero la permanenza dei ribelli nel territorio, l’accesso a tutte le istituzioni del governo siriano nella città di Douma, il rilascio dei prigionieri, il trasferimento dei feriti negli ospedali di Damasco e l’allontanamento di coloro che non vogliono rimanere nell’enclave.

Il territorio del Ghouta orientale costituiva una delle ultime roccaforti dell’opposizione siriana ed era stato posto sotto assedio dalle forze governative nel dicembre 2012. Nell’ultimo mese, in particolare dal 18 febbraio, i soldati fedeli al presidente siriano hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Gli scontri sono continuati incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì 1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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