Italia: nessun accordo per ricevere i migranti da Israele

Pubblicato il 3 aprile 2018 alle 13:33 in Israele Italia

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“Si precisa che non c’e’ alcun accordo con l’Italia nell’ambito del patto bilaterale tra Israele e UNHCR per la ricollocazione, in 5 anni, dei migranti che vanno in Israele dall’Africa e che Israele si è impegnata a non respingere”. Con queste parole il Ministero degli Esteri italiano ha negato le dichiarazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale, lunedì 2 aprile, aveva annunciato che circa 16.000 migranti africani, che si trovano nel Paese, sarebbero stati ricollocati in altri Stati occidentali, tra i quali Italia, Canada e Germania.

In merito al comunicato del Ministero degli Esteri italiano, il primo ministro israeliano ha chiarito che avrebbe soltanto citato alcuni Paesi come esempio di Stati occidentali. Nel contempo, una portavoce della UN Refugee Agency (UNHCR), Sharon Harel, ha dichiarato al quotidiano israeliano Jerusalem Post che è compito dell’agenzia dell’ONU individuare i Paesi in cui verranno ricollocati i richiedenti asilo e che, al momento, nessuno degli Stati citati da Netanyahu sarebbe nella lista. Le destinazioni definitive dei migranti africani verranno rivelate una volta finalizzato il piano.

Il ricollocamento dei migranti avrebbe fatto parte di un accordo bilaterale, raggiunto tra il premier israeliano e la UN Refugee Agency (UNHCR), che dovrebbe essere realizzato in 3 fasi, nel periodo di 5 anni. Il patto “permetterà la partenza di 16.250 migranti da Israele verso i Paesi sviluppati, tra i quali Canada, Germania e Italia”, oltre a ciò Israele introdurrà alcune soluzioni per altri 23.000 migranti che rimarranno nel Paese. Il progetto, tuttavia, è stato annullato martedì 3 aprile dallo stesso Netanyahu, il quale ha dichiarato: “Dopo aver sentito numerosi commenti sull’accordo, ho esaminato i pro e i contro e ho deciso di cancellarlo“.

La dichiarazione del premier israeliano è giunta il giorno successivo all’annuncio della conclusione dell’accordo. In tale occasione, Netanyahu aveva altresì annunciato di aver cancellato il piano di espatrio dei migranti irregolari. In questo contesto, Netanyahu aveva dichiarato: “Negli ultimi due anni abbiamo lavorato con il Ruanda in modo che potesse diventare il Paese terzo che avrebbe assorbito gli infiltrati che sarebbero stati deportati senza il loro consenso. Questo è l’unico modo legale che abbiamo per deportare gli infiltrati senza il loro consenso, dopo che tutte le altre nostre mosse legali sono state squalificate. Il Ruanda aveva acconsentito e iniziato le operazioni di deportazione” e ha aggiunto: “Nelle ultime settimane, sotto la tremenda pressione da parte del New Israel Fund e dell’Unione Europea, il Ruanda si è ritirato dall’accordo e si è rifiutato di assorbire gli infiltrati da Israele”.

Secondo il piano originale, annunciato il 2 gennaio da Netanyahu, circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro la fine di marzo. Secondo il progetto stabilito in materia, ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, avrebbe ricevuto un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, coloro che avrebbero continuato a opporsi all’espatrio sarebbero stati arrestati. Secondo le stime ufficiali, dal giugno al novembre 2017, in Israele erano entrati 38.043 migranti africani. Tale cifra includeva 27.494 eritrei e 7.869 sudanesi. Netanyahu aveva altresì dichiarato di aver concluso alcuni accordi con Ruanda e Uganda, i quali avrebbero accettato di accogliere i migranti, dal momento che questi, in particolare i sudanesi e gli eritrei, non avrebbero potuto tornare nei Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati. Qualche giorno più tardi, il 5 gennaio, Ruanda e Uganda avevano affermato di non aver firmato alcun accordo con Israele in merito all’accoglienza dei migranti africani.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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