Rohingya: imbarcazione di fortuna fa sosta in Tailandia

Pubblicato il 2 aprile 2018 alle 12:31 in Myanmar Thailandia

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Un’imbarcazione di rifugiati Rohingya ha fatto rifornimento di beni di prima necessità in un’isola della Tailandia meridionale. Ciò ha destato preoccupazioni sullo stato di sovraffollamento dei campi profughi bengalesi, che potrebbe spingere altri Rohingya a sottoporsi a simili rischiosi viaggi.

Domenica 1 aprile, le forze di polizia tailandesi hanno reso noto che un’imbarcazione di fortuna, sulla quale erano stipati 56 rifugiati Rohingya, è approdata sulle coste dell’isola Lanta, nella provincia tailandese meridionale di Krabi, dopo lo scoppio di un violento temporale. Si tratta della prima barca di profughi Rohingya avvistata a largo della Tailandia da oltre un anno. Il capo delle forze dell’ordine di Lanta, il colonnello M.L. Pattanajak Chakrabandhu, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli esodati sono stati accolti con ogni cura e considerazione umanitaria, ed è stato loro permesso di imbarcarsi nuovamente, siccome hanno sostenuto di essere diretti in Malesia. Chakrabandhu ha aggiunto che i residenti del luogo hanno rifornito i 56 rifugiati con acqua e viveri di prima necessità.
Matthew Smith, cofondatore del gruppo di supporto Fortify Rights, ha riferito a Reuters di aver ricevuto, negli ultimi mesi, informazioni credibili in merito a imbarcazioni stipate di Rohingya, le quali stanno tentando di attraversare il mare per arrivare in Malesia. A suo dire, la situazione umanitaria in Bangladesh, dove si sono rifugiati gran parte dei Rohingya fuggiti dallo Stato Rakhine, è per la minoranza etnica al momento molto ardua.
Il comandante della guardia costale malese, Zulkifili Abu Bakar, ha affermato che l’organo di polizia non ha ancora ricevuto simili informazioni concernenti il possibile sbarco locale di Rohingya. Abu Bakar ha aggiunto che, conformemente agli standard vigenti, in caso avvengano tali sbarchi, la guardia costiere deve respingere le imbarcazioni, a meno che le condizioni atmosferiche non minino la sicurezza degli sfollati. Il comandante malese ha altresì ipotizzato che potrebbe, in via straordinaria, permettere la sosta temporanea per rifornimento di beni essenziali. Tuttavia egli teme che, così facendo, creerebbe un precedente pericoloso che incoraggerebbe altri Rohingya sfollati a fare altrettanto.

Decine di migliaia di Rohingya sono fuggiti via mare in seguito allo scoppio di violenze settarie nello Stato Rakhine, iniziate nel 2012. Alcuni di loro sono stati caduti vittima dei trafficanti di esseri umani. L’esodo marittimo ha raggiunto il suo apice nel 2015, anno in cui si stima che 25mila sfollati Rohingya abbiano percorso rotte marittime verso la Tailandia, la Malesia e l’Indonesia.

Dall’ottobre 2016, i Rohingya sono oggetto di una violenta campagna militare condotta dall’esercito del Myanmar, in risposta a una serie di attacchi effettuati dai militanti estremisti dell’ARSA, un’organizzazione nata con lo scopo di difendere la minoranza etnica. Il 24 agosto 2017, in seguito a una nuova serie di attentati alle stazioni di polizia, la situazione nel Paese è peggiorata e l’esercito ha reagito, costringendo più di 650.000 persone a rifugiarsi in Bangladesh. Gli Stati Uniti e l’Onu hanno descritto l’operazione militare come una vera e propria pulizia etnica dei Rohingya, asserzione che il governo del Myanmar respinge.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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