Siria: esercito riconquista maggior parte del Ghouta orientale

Pubblicato il 1 aprile 2018 alle 10:56 in Medio Oriente Siria

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Il comando dell’esercito siriano ha dichiarato, sabato 31 marzo, di aver riconquistato la maggior parte delle città e dei villaggi nel Ghouta orientale. Allo stesso tempo, le forze militari stanno aumentando le operazioni nell’ultima roccaforte dei ribelli, nella città di Douma.

In una dichiarazione rilasciata in televisione, il portavoce dell’esercito siriano ha affermato che la campagna militare ha riportato la sicurezza nella capitale della Siria, Damasco, e ha altresì assicurato i collegamenti tra la città e altre parti del Paese, verso nord e verso est.

L’ultimo gruppo di combattenti e le ultime famiglie hanno lasciato le città di Jobar, Zamalka, Arbeen e Ain tarma dopo la caduta delle altre cittadine, lasciando solamente Douma nelle mani dei ribelli. Migliaia di persone hanno evacuato la zona a est della capitale, che prima dell’inizio del conflitto era un centro industriale e commerciale molto importante e contava una popolazione di 2 milioni di persone.

L’esercito ha dichiarato che centinaia di ribelli sono stati uccisi nell’offensiva volta alla riconquista del Ghouta, mentre l’opposizione ha spiegato che le campagne militari sono state sostenute per via aerea, lanciando napalm e bombe incendiarie verso i civili, con l’obiettivo di demoralizzare i combattenti. I ribelli hanno affermato che i bombardamenti indiscriminati li hanno costretti a capitolare e a sottoscrivere accordi di resa, che hanno imposto loro di accettare la pace o dirigersi verso le aree ancora sotto il loro controllo. L’esercito siriano, da parte sua, nega di aver bombardato le aree abitate dai civili, e ha offerto all’opposizione due alternative: arrendersi e passare dalla loro parte, oppure abbandonare le armi e trasferirsi in aree controllate dal governo.

L’esercito siriano ha confermato, inoltre, che le operazioni militari stanno proseguendo nelle periferie di Douma, controllata dal gruppo di ribelli Jaish al-Islam, nell’ultima parte del Ghouta orientale che non si trova ancora nelle mani delle forze armate del Paese. Secondo Reuters, la caduta di Douma rappresenterebbe la peggiore sconfitta dei ribelli dal 2016 e avrebbe anche un forte potere simbolico. Infatti, la città era diventata il centro delle proteste contro il presidente della Siria, Bashar al-Assad, che avevano dato il via al conflitto civile, sette anni fa.

Al momento, Douma è circondata dalle forze del governo, molte delle quali fanno parte dell’elite delle Guardie Repubblicane e di unità armate speciali, che negli ultimi giorni hanno minacciato di assediare la città se i ribelli non accetteranno di andare via. Nell’area rimangono ancora migliaia di civili, che vivono in pessime condizioni umanitarie.

I ribelli, che stanno negoziando con la Russia per trovare una soluzione che permetta loro di rimanere nella città sotto la protezione di Mosca, avevano rifiutato l’ultimatum imposto da al-Assad, il 29 marzo, di lasciare l’enclave di Douma entro 3 giorni. La fazione di Jaish al-Islam sta aspettando una risposta da Mosca per quanto riguarda alcune richieste mosse nel contesto delle trattative con il governo siriano. Tale progetto prevedrebbe 5 punti, ovvero la permanenza dei ribelli nel territorio, l’accesso a tutte le istituzioni del governo siriano nella città di Douma, il rilascio dei prigionieri, il trasferimento dei feriti negli ospedali di Damasco e l’allontanamento di coloro che non vogliono rimanere nell’enclave. Sabato 31 marzo, i ribelli hanno raggiunto un accordo con l’esercito russo solamente per quanto riguarda l’evacuazione dei feriti e il loro trasporto in aree sotto il controllo della propria fazione.

Nonostante avessero rifiutato di lasciare l’enclave di Douma, domenica 1 aprile alcuni ribelli del gruppo di Failaq al Rahman hanno cominciato a lasciare l’area, in direzione di Idlib, nella zona nordoccidentale della Siria, detenuta dai ribelli. Tuttavia, il gruppo dominante di Jaish al-Islam sta ancora tentando di arrivare a un accordo con la Russia.

Gli scontri nell’enclave dei ribelli continuano incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì 1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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