Israele: ministro della difesa rifiuta inchiesta su Gaza

Pubblicato il 1 aprile 2018 alle 12:54 in Israele Palestina

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Il ministero della Difesa israeliano ha respinto la richiesta di aprire un’inchiesta sull’omicidio di 15 palestinesi per mano dell’esercito di Israele durante una manifestazione palestinese che è sfociata in scontri violenti lungo il confine tra Gaza e Israele.

Domenica 1 aprile, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha riferito all’emittente radiofonica nazionale Army Radio che i soldati israeliani hanno fatto ciò che era necessario fare, e che pertanto ritiene essi meritino una medaglia. Inoltre, in merito all’avvio di un’indagine sui 15 palestinesi uccisi, Lieberman ha concluso che essa non avrà luogo. L’ipotesi di un’inchiesta indipendente sul caso di venerdì 30 marzo era stata formulata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Al suo appello hanno poi fatto eco l’organizzazione internazionale Amnesty International, Tamar Zandberg, il leader israeliano del partito Meretz, ossia la sinistra all’opposizione, e Federica Mogherini, l’alta rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Mogherini, in una dichiarazione rilasciata sabato 31 marzo, ha affermato che l’uso di proiettili dovrebbe essere approfondito e investigato da un’indagine indipendente e trasparente, e che, se da una parte Israele ha il diritto di proteggere i suoi confini, d’altro canto l’uso della forza deve essere sempre proporzionato.

Sabato 31 marzo, le truppe israeliane hanno usato sia proiettili veri che pallottole di gomma, con cui hanno ferito circa 70 palestinesi che prendevano parte alle manifestazioni lungo il confine del Paese con Gaza. A renderlo noto sono stati gli ufficiali palestinesi. Secondo testimoni oculari, alcuni manifestanti avrebbero tirato pietre ai soldati, scatenando la repressione violenta. Hamas, la principale organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare operante in Gaza, ha reso noto che 5 dei 15 palestinesi uccisi erano membri del proprio gruppo. Israele ha risposto che ad appartenere ad Hamas sarebbero state almeno 8 delle vittime, e altre 2 sarebbero appartenute ad altre fazioni militanti. Hamas è considerato un gruppo terroristico tanto da Israele quanto dalle potenze occidentali.

Lo scoppio delle violenze è iniziato nella notte tra giovedì 29 e venerdì 30 marzo, quando alcuni manifestanti hanno ignorato l’avvertimento dell’esercito israeliano e degli organizzatori dell’evento di tenersi lontano dalla frontiera. Stando a quanto riferito dai militari israeliani, alcuni palestinesi avrebbero iniziato a far fuoco sui soldati e a lanciare ordigni esplosivi lungo il confine, provocando il loro intervento.

Lo Yom Al-Ard è il giorno in cui i palestinesi ricordano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele per mano delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Durante la protesta, che è iniziata venerdì 30 marzo e si concluderà il 15 maggio, e avrebbe dovuto rimanere pacifica per l’intera durata dell’evento, le famiglie palestinesi vivono nelle tendopoli piantate in un territorio di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, adiacente alla frontiera israeliana, considerato un’area sensibile dalle forze israeliane, alla quale non i palestinesi non potrebbero avere accesso. La manifestazione, il cui obiettivo è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, si concluderà il 15 maggio con una marcia di protesta, in occasione dello Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba. In tale data, il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la protesta sarebbe supportata da numerose fazioni palestinesi, tra le quali Hamas, che ha chiamato tale manifestazione “marcia del ritorno”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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