Russia: espulsi 59 diplomatici internazionali, altri 50 inglesi in programma

Pubblicato il 31 marzo 2018 alle 14:40 in Europa Russia

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Mosca ha espulso 59 diplomatici provenienti da 23 Paesi, e ha reso noto che almeno altri 50 diplomatici britannici devono lasciare il suolo russo per essere in condizioni di parità.

Sabato 31 marzo, in un’escalation di tensioni generate dal caso Skripal’, il ministero degli Esteri moscovita ha reso noto che sono almeno altri 50 i diplomatici e tecnici del Regno Unito che devono essere richiamati in patria, in aggiunta ai 23 già espulsi dal Paese. La notizia è stata riferita dal ministero russo all’ambasciatore britannico, Laurie Bristow, il giorno prima, venerdì 30 marzo. In tale incontro è stato riferito a Bristow che ha a disposizione un mese di tempo per inviare nel Regno Unito altri connazionali per rendere il numero equivalente a quello dei diplomatici russi espulsi dalla Gran Bretagna.

Nella giornata di venerdì, la Russia ha altresì espulso altri 59 diplomatici da 23 diversi Paesi a causa del loro appoggio manifestato a Londra in merito al caso Skripal’, e ha reso noto di riservarsi l’ulteriore espulsione di diplomatici provenienti da altre 4 nazioni oltre alle 23 già incluse nella punizione diplomatica.

Giovedì 29 marzo, Mosca aveva ordinato l’espulsione di 60 diplomatici americani e la chiusura del consolato statunitense a San Pietroburgo, la seconda più grande città russa, in seguito alle azioni intraprese dagli Stati Uniti in segno di solidarietà alla Gran Bretagna per l’avvelenamento della ex spia russa Sergej Skripal’, nel sud dell’Inghilterra. Washingron aveva infatti annunciato l’espulsione di 48 diplomatici e 12 dipendenti russi della missione delle Nazioni Unite, aggiungendo inoltre che avrebbe chiuso il consolato generale della Federazione russa a Seattle. Simili provvedimenti non sono mancati anche da parte di altri Paesi: l’Ucraina ha espulso 13 diplomatici, la Francia, la Germania, il Canada e la Polonia hanno espulso 4 diplomatici, la Lituania e la Repubblica ceca 3, la Danimarca, l’Italia, i Paesi Bassi, la Spagna, l’Albania, l’Australia e la Lettonia 2 e l’Estonia, la Finlandia, la Romania, la Macedonia, la Svezia, la Norvegia, l’Ungheria e la Croazia 1.

In un’escalation di tensioni diplomatiche, la Gran Bretagna e la Russia avevano espulso, rispettivamente il 14 e il 17 marzo, 23 diplomatici russi la prima, e britannici la seconda, dai propri confini in seguito all’avvelenamento con gas nervino dell’ex spia russa Sergej Skripal’ e della figlia Julija. La premier inglese, Theresa May, aveva sospeso le relazioni diplomatiche ad alto livello. Il governo britannico era giunto alla conclusione che era “assai probabile” che i servizi segreti russi avessero orchestrato l’assassinio per avvelenamento degli Skripal’ nella città inglese di Salisbury. Il Cremlino ha respinto ogni accusa in merito alla vicenda.

La tensione per il caso Skripal’ è ancora alta. Si tratta del più grande fenomeno di espulsione di diplomatici a livello internazionale dall’epoca della Guerra Fredda.

Sergeij Skripal è un ex colonnello russo, all’epoca operante nei servizi segreti dell’esercito di Mosca, e dopo il suo trasferimento sul suolo inglese ha consegnato decine di agenti russi al Regno Unito diventando sgradito al governo russo per mancata lealtà verso la madrepatria. Nel dicembre del 2004, l’uomo è stato arrestato dai servizi segreti della Federazione russa (FSB, erede del KGB sovietico) e processato. L’esito del processo è risultato nell’incriminazione dell’ex spia per alto tradimento verso la madrepatria e nella condanna a 13 anni di prigione. Nel 2010, Skripal si è trasferito stabilmente nel Regno Unito.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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