Trump pone fine allo status speciale per gli immigrati della Liberia

Pubblicato il 28 marzo 2018 alle 17:36 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha decretato la fine dello status speciale degli immigrati provenienti dalla Liberia, inclusi molti che vivono negli Stati Uniti ormai da decenni, in quanto le condizioni dello Stato africano, a suo avviso, sarebbero migliorate. La data ufficiale della scadenza dello status legale è stata fissata al 31 marzo 2019. “La Liberia non sta più vivendo un conflitto armato e ha compiuto grandi progressi nel ristabilire il Paese e il governo democratico”, si legge sul memorandum firmato dal presidente rilasciato dalla Casa Bianca. Trump ha affermato che il paese africano ha contribuito significativamente a migliorare la propria società, permettendo il rientro die propri cittadini che era emigrati. Nei prossimi dodici mesi, il governo di Monrovia dovrà prepararsi alla reintegrazione degli immigrati liberiani.

Si tratta dell’ennesima decisione presa in ambito migratorio da parte del presidente il quale, fin dalla propria campagna elettorale, aveva annunciato di voler adottare una linea dura nei confronti dell’immigrazione, al fine di rendere gli Stati Uniti un Paese più sicuro. Tali promesse si sono concretizzate con l’emanazione di diversi bandi anti-migranti, che sono stati bloccati e riformulati diverse volte, l’ultimo dei quali è stato approvato dalla Corte Suprema il 5 dicembre 2017, e vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da Libia, Yemen, Ciad, Somalia, Iran, Siria, Corea del Nord e a determinati individui del Venezuela, per motivi di sicurezza nazionale. Il 5 settembre 2017, Trump ha altresì abrogato il Defferred Action for Childhood Arrivals (DACA), conosciuto anche con il nome di Programma per i Sognatori, volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini. Tale programma era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA.  Inoltre, a inizio gennaio 2018, l’amministrazione Trump ha deciso di revocare il permesso di soggiorno a più di 200,000 cittadini di El Salvador che vivono negli Stati Uniti da oltre dieci anni, costringendoli a lasciare il Paese, escludendoli dal programma Temporary Protected Status (TPS), che permette agli abitanti degli Stati affetti da gravi disastri ambientali o guerre civili di vivere e lavorare legalmente negli USA, per un dato periodo di tempo, fino a che le condizioni non torneranno stabili e sicure. I salvadoregni costituivano o il gruppo di stranieri più numeroso che usufruiva del programma, il quale aveva evitato la deportazione a tutti coloro che erano giunti negli Stati Uniti, anche illegalmente, in seguito ai terremoti del gennaio e febbraio 2001 che devastarono El Salvador. 

La Liberia, posizionata nell’Africa occidentale, una delle repubbliche africane più antiche, è stata teatro di due guerre civili, rispettivamente tra il 1989 e il 1996 e tra il 1999 e il 2003, che hanno prodotto centinaia di migliaia di profughi, distruggendo anche l’economia liberiana. Complessivamente, circa 25.000 persone hanno perso la vita nel corso degli scontri. Tra il 2014 e il 2015, la Liberia ha subito una grave epidemia di Ebola, che ha portato alla morte di quasi 5.000 persone.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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