Etiopia: IOM lancia appello per raccogliere 88.5 milioni di aiuti umanitari

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 8:35 in Africa Etiopia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha lanciato un appello per raccogliere 88,5 milioni di dollari per assistere 1.7 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria in Etiopia. Tale appello rientra nelle attività dell’organizzazione svolte nell’ambito dell’Ethiopian Humanitarian and Disaster Resilience Plan (HDRP), dell’assistenza dell’IOM ai rimpatriati etiopi dall’Arabia Saudita e del supporto umanitario ai rifugiati della regione del Corno d’Africa.

Circa 1.1 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti armati; in particolare, 857.000 individui si trovano al confine tra le regioni Oromia e Somali. Altri 500.000 hanno dovuto lasciare le abitazioni per via di disastri climatici, mentre sono 47.600 i migranti etiopi che sono rientrati in patria, e 87.000 i rifugiati somali e sudanesi attualmente stanziati in Etiopia. L’obiettivo dell’accordo è anche quello di assistere i giovani e di rafforzare le istituzioni di Addis Abeba nel contrastare il traffico di esseri umani.

Il direttore delle operazioni e delle emergenze dell’IOM, Mohammes Abdiker, ha riferito che è necessario riformulare il modo in cui le organizzazioni umanitarie intervengono in Etiopia. A suo avviso, l’appello dell’IOM vuole porre fine alle “cattive assistenze” e attuare forme di sostegno a lunga durata che siano più efficaci.

L’Etiopia, secondo Paese più popoloso del continente africano, è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante ciò, nel 2016, l’Etiopia ha subito il peggior periodo di siccità degli ultimi 50 anni, il quale provocato una crisi umanitaria che ha interessato circa 10 milioni di persone. Secondo le stime del governo etiope e dell’Onu, nel 2018, saranno circa 16.4 milioni di individui a necessitare assistenza. L’Etiopia è altresì il secondo Paese africano per numero di rifugiati accolti, pari a più di 909.000.

In Etiopia vige lo stato di emergenza dal 16 febbraio, giorno successivo alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn, in carica dall’agosto 2012, il quale ha dichiarato di voler lasciare il potere per permettere l’avvio di riforme democratiche. Lo stato di emergenza, che avrà una durata di 6 mesi, prevede una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Il 12 marzo, l’uccisione di 9 civili da parte delle forze di sicurezza a Moyale, al confine con il Kenya, ha provocato l’esodo di più di 8.000 cittadini, che si sono rifugiati in territorio keniota. Nonostante l’esercito abbia dichiarato di aver colpito i civili per errore nel corso di un raid antiterrorismo, gli attivisti sostengono che l’azione sia stata volontaria. Il 23 marzo, il Command Post, l’organo incaricato di vigilare sul rispetto dello stato di emergenza, ha reso noto che quasi tutti i cittadini fuggiti erano rientrati in Etiopia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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