Egitto: autobomba ad Alessandria, uccisi 6 sospettati

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 10:55 in Africa Egitto

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Il Ministero dell’Interno egiziano ha annunciato che le forze di polizia avrebbero ucciso 6 persone, sospettate di essere state coinvolte nel fallito attentato contro il capo delle forze di sicurezza di Alessandria, il maggior generale Mostafa al-Nemr.

Nella giornata di domenica 25 marzo, il Ministero dell’Interno egiziano ha rilasciato una dichiarazione in cui informa che, nelle indagini successive all’attentato di Alessandria, è stato scoperto un rifugio del movimento estremista illegale Hasam – considerato dalle autorità nazionali affiliato ai Fratelli Musulmani – e che lo scontro di armi da fuoco che è seguito tra il gruppo terroristico e le forze governative ha portato all’uccisione di 6 persone sospettate di aver ordito l’attacco che, il giorno prima, ha causato la morte di 2 persone ad Alessandria d’Egitto. Il gruppo Hasam è emerso sulla scena nazionale nel 2016, quando per la prima volta ha rivendicato una serie di attacchi condotti contro ufficiali e membri del governo egiziano.

Il giorno precedente, sabato 24 marzo, un ordigno esplosivo, posto sotto un’auto, ha ucciso un poliziotto e un civile, ferendo altri 4 poliziotti. A riferirlo è stato il ministero dell’Interno egiziano, il quale ha aggiunto che il bersaglio dell’attentato era il capo delle forze di sicurezza della città, il maggior generale Mostafa al-Nemr, e che la detonazione è avvenuta nell’esatto momento in cui al-Nemr, alla guida di un altro veicolo, passava vicino all’autobomba. Secondo quanto riferito dall’agrezia di stampa statale MENA, al-Nemr, uscito illeso dall’abitacolo, ha più tardi affermato che le 2 persone rimaste invece vittime dell’attacco sono un poliziotto e un conducente. Le forze di polizia si sono immediatamente recate sul posto e stanno indagando la dinamica dell’evento.

L’attentato non è stato ufficialmente rivendicato da alcun gruppo terroristico, tuttavia, in un primo momento l’agenzia di stampa MENA aveva additato come diretto responsabile i Fratelli Musulmani, organizzazione islamista dichiarata fuorilegge in Egitto in quanto considerata un’organizzazione terroristica. L’agenzia aveva comunicato che “il tentato attacco odierno avviene in un contesto in cui cellule terroristiche dei Fratelli Musulmani cercavano di compromettere il processo elettorale e influenzare i cittadini a non recarsi alle urne e non prendere parte alle elezioni presidenziali”. Lo Stato Islamico, nel mese di febbraio 2018, ha pubblicato un video in cui ammoniva gli egiziani a non presentarsi al voto, e lanciava un appello agli islamisti affinché attaccassero i leader politici e le forze di sicurezza egiziane. Le urne apriranno lunedì 26 marzo, e gli elettori saranno chiamati a scegliere una preferenza tra Abdel Fattah al-Sisi, attuale presidente in carica, e il poco conosciuto candidato rivale, Moussa Mustafa Moussa, che sostiene anch’esso il presidente uscente. Tutti gli oppositori che godevano di maggiore appoggio popolare e credibilità si sono ritirati nel corso del mese di gennaio, prima della chiusura del registro di iscrizioni per i candidati, avvenuta il 29 del mese, denunciando intimidazioni da parte delle autorità in seguito all’arresto del principale rivale politico di al-Sisi, il tenente generale Sami Anan, ex capo di Stato maggiore dell’esercito egiziano.

Venerdì 23 marzo, in occasione di una visita alle truppe impegnate sul fronte contro i jihadisti, Al-Sisi ha affermato che i militanti dell’ISIS saranno presto sconfitti nel Sinai. Il 2 gennaio 2018, il presidente egiziano aveva emanato un decreto nel quale annunciava l’estensione dello stato di emergenza vigente dal 10 aprile 2017 per un periodo di 3 mesi, a partire dal 13 gennaio. La decisione era stata presa a fronte di una serie di attacchi terroristici che avevano colpito il territorio nazionale, tra cui quello diretto contro una chiesa copta nel quartiere di Helwan, situato nella zona meridionale del Cairo, del 29 dicembre. Lo scorso mese di dicembre, lo Stato Islamico ha altresì tentato di assassinare i ministri della Difesa e dell’Interno egiziani, durante un viaggio intrapreso dai due diplomatici nella Penisola del Sinai, dove al momento le prime linee del gruppo jihadista sono impegnate a portare avanti un’insorgenza violenta da quasi 5 anni. Sia l’ISIS sia altri gruppi islamisti militanti, nel corso degli anni, sono riusciti ad uccidere molteplici ufficiali e funzionari del Paese. Il il 24 novembre 2015, lo Stato Islamico ha bombardato un albergo nel Sinai durante alcune elezioni parlamentari, uccidendo 7 persone tra cui 2 giudici che presiedevano alla votazione. Il più importante pubblico ministero egiziano, Hisham Barakat, è stato parimenti ucciso da un’autobomba il 29 giugno 2015.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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