Europa: nuova minaccia alla sicurezza

Pubblicato il 24 marzo 2018 alle 6:02 in Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Europa, impegnata ad affrontare la crescente minaccia terroristica posta dalla trasformazione dello Stato Islamico da organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, a una rete terroristica clandestina, sparpagliata nella regione e nel mondo, e dal ritorno dei foreign fighters, deve affrontare un nuovo problema, ovvero il rilascio di centinaia di jihadisti dalle prigioni, secondo quanto riferito dalle agenzie di Intelligence europee.

I Servizi Segreti europei starebbero già lavorando per comprendere la portata della nuova minaccia e per tracciare i jihadisti che starebbero tornando dall’Iraq e dalla Siria, oltre ai terroristi “homegrown” che si teme possano lanciare un attacco in qualsiasi momento. In merito al rilascio dei jihadisti, soltanto in Francia, almeno 500 estremisti, che erano stati condannati a scontare pene detentive all’inizio degli anni 2000, lasceranno il carcere entro il 2020. In questo senso, un funzionario del contro terrorismo, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato che gli estremisti che usciranno di prigione “rappresentano una potenziale minaccia, una minaccia preoccupante che viene presa molto sul serio”.  A questo numero si devono aggiungere almeno 1.500 detenuti nelle carceri francesi, che si sospetta si siano radicalizzati dietro le sbarre, forse proprio attraverso il contatto con i jihadisti.

Tali persone devono essere monitorate dopo aver abbandonato la prigione. In passato, si era verificato un caso in cui le autorità avevano perso le tracce di un jihadista che era stato rilasciato, dopo aver scontato una pena detentiva. Si tratta di Cherif Kouachi, il quale dopo aver eluso i controlli delle forze di sicurezza, insieme al fratello Said, aveva condotto un attentato terroristico contro la sede di Charlie Hebdo. Il 7 gennaio 2015, intorno alle 11:30 del mattino, i due fratelli fecero irruzione all’interno della redazione del giornale armati di fucili da assalto AK-47, dichiarandosi membri di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Non appena entrati nell’edificio, i due assalitori aprirono il fuoco contri i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar”, “Dio è grande” e uccidendo 12 persone. Prima di compiere l’attentato, Cherif Kouachi era stato in prigione tra il 2005 e il 2006 in attesa del processo per aver reclutato persone da mandare in Iraq, accusa per cui era stato condannato nel 2008. Dopo essere uscito di prigione, Kouachi era stato tenuto sotto sorveglianza e il suo telefono era stato posto sotto controllo per qualche anno, anche se i due attentatori erano riusciti a ingannare la polizia utilizzando i cellulari dei loro amici e cambiando casa.

In merito alla minaccia costituita dal rilascio dei jihadisti dalle prigioni, un ex analista del contro terrorismo che ha lavorato presso la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) francese, Yves Trotignon, ha dichiarato: “Dobbiamo mantenere verso coloro che escono di prigione lo stesso comportamento che abbiamo nei confronti delle persone che tornano dalla Siria. Non abbiamo modo di valutare il pericolo operativo che rappresentano queste 500 persone che stanno per uscire di prigione. L’unica soluzione è quella di cominciare a seguire le loro reti: chi incontra chi, chi telefona a chi. In questo modo si può iniziare a tracciare i loro contatti”. In merito alla possibilità di radicalizzarsi in prigione, Trotignon ha affermato: “Spesso diciamo che la prigione è una scuola del crimine, ma è anche una scuola del jihad. È il luogo in cui le persone ai margini vengono radicalizzate, il luogo nel quale imparano le cose da coloro che sono stati arrestati prima”.

In merito alla situazione della Gran Bretagna, i dati del Ministero dell’Interno, aggiornati al dicembre 2017, rivelano che circa 200 persone si troverebbero in carcere per reati legati al terrorismo. Anche il Belgio si troverebbe nella stessa situazione. Secondo quanto riferito dall’esperto di Islam della Liege University, Alain Grignard, almeno 200 persone sarebbero state condannate per reati legati al terrorismo dopo l’attacco che aveva colpito Bruxelles il 22 marzo 2016. In tale occasione, nel Paese si erano verificati 3 attentati terroristici coordinati, due dei quali avevano colpito l’aeroporto di Bruxelles, a Zaventem, e uno la stazione di Maalbeek della metropolitana della città belga. Le esplosioni, rivendicate dallo Stato Islamico, avevano causato la morte di 32 civili e il ferimento di altre 300 persone. In questo contesto, Grignard ha dichiarato: “Raramente le persone escono di prigioni migliori rispetto a quando sono entrate. Per coloro che sono idealisti e hanno un passato criminale, assume una dimensione di lotta contro l’ingiustizia di cui sono vittime i musulmani. Possono uscire dalla prigione ancora più motivati di prima”.

Di fronte alla nuova minaccia costituita dal rilascio di centinaia di jihadisti dalle prigioni, l’obiettivo di tutta l’Europa è cercare di mantenere la maggiore continuità possibile quando si tratta di sorvegliare i jihadisti sia in prigione sia dopo la fine del loro periodo detentivo.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.