Libia: nuovo tentativo di emendamento dell’accordo di Skhirat

Pubblicato il 22 marzo 2018 alle 13:32 in Africa Libia

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L’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, ha annunciato che sta per iniziare un nuovo tentativo di emendare l’accordo di Skhirat e ha aggiunto che “forse sarà l’ultimo”, a causa del persistere delle divisioni tra i governi di Tripoli e di Tobruk e del collasso della sicurezza nel Paese.

In occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si è tenuta nella serata di mercoledì 21 marzo, Salamé ha affermato che crede ci sia una “speranza molto piccola” che le due parti raggiungano un accordo sull’emendamento dell’accordo di Skhirat. In questa occasione, l’inviato dell’ONU ha affermato che nel Paese continuerebbero ad arrivare sempre più armi e che questo influenzerebbe in maniera negativa il processo politico e la situazione economica.

L’accordo era stato siglato il 17 dicembre 2015 nella città marocchina di Skhirat dai delegati del Congresso di Tripoli e della Camera di Tobruk per la creazione di un governo di accordo nazionale. Il patto mirava a trovare una soluzione politica alla crisi in Libia. La decisione di modificarlo era stata presa dalle parti libiche l’8 settembre 2017, in occasione della quarta riunione del Comitato di alto livello dell’Unione africana sulla Libia a Brazzaville. Il 20 settembre 2017, durante l’incontro di alto livello sulla Libia, che si era tenuto a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Salamé aveva presentato  una road map che mirava a porre fine alla crisi politica e di sicurezza del Paese. Il piano d’azione includeva una proposta di emendamento dell’accordo di Skhirat, ovvero l’introduzione di cambiamenti istituzionali, tra i quali la riduzione del numero dei membri del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (GNA), che da nove sarebbero dovuti diventare tre, e la nomina di un nuovo governo di transizione. L’obiettivo della roadmap è la creazione delle condizioni per l’organizzazione di elezioni nazionali che dovrebbero tenersi nel 2018, al fine di stabilizzare la Libia.

In merito alle prossime elezioni nel Paese, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, in un report pubblicato mercoledì 21 marzo, ha dichiarato che, al momento, in Libia non ci sarebbero le condizioni per tenere elezioni libere. In questo contesto, dunque, le Nazioni Unite dovrebbero fare pressione ai due governi rivali libici affinché mettano le basi per l’organizzazione di elezioni libere e giuste, creando un ambiente senza discriminazioni, coercizione o intimidazione degli elettori, dei candidati e delle parti politiche.

La Libia versa in una situazione di caos e instabilità dalla caduta del colonnello Muammar Gheddafi, il cui governo è stato rovesciato nell’ottobre 2011. Al momento, il Paese è diviso in due governi, il primo, riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dagli Stati Uniti, ha la sua sede a Tripoli, il secondo si trova a Tobruk e gode del supporto di Russia ed Egitto. A causa delle divisioni interne, il Governo di unità nazionale di Tripoli non è stato in grado di insediarsi in modo stabile nella capitale, lasciando il Paese nel caos, in balia di tre diversi governi, ciascuno dei quali legato ad alleanze armate rivali. Si tratta del Governo di unità nazionale, riconosciuto dalla comunità internazionale, con sede a Tripoli, del governo di Tobruk e del Governo di salvezza nazionale libico, che si trova a Tripoli, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale. Oltre a ciò, il governo di Tripoli non è riuscito ad affrontare la grave crisi di liquidità né a salvare i servizi pubblici. Nonostante la produzione petrolifera sia stata parzialmente ripristinata e le forze locali siano riuscite ad allontanare le milizie dello Stato Islamico dalla roccaforte di Sirte, liberata definitivamente il 12 agosto 2016, il vuoto lasciato nella sicurezza, soprattutto nella zona centrale e meridionale del Paese, persiste e i gruppi armati continuano a controllare l’economia informale.

In tale situazione, il generale della Libyan National Army, Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, è riuscito a rafforzare la propria posizione sul territorio, grazie anche al supporto di Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera, il generale sarebbe apprezzato dai propri alleati per la sua posizione anti-islamista, mentre verrebbe accusato dai rivali di voler reimpostare un regime militare, al quale i libici si erano opposti già sei anni fa, quando avevano rovesciato il governo di Muammar Gheddafi, ucciso a Sirte il 20 ottobre 2011.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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