La “Generazione Putin”: chiave del successo del Presidente

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 6:03 in Russia

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La chiamano “Generazione Putin”, sono i giovani russi tra 18 e 24 anni che la scorsa domenica sono stati chiamati al voto per la prima volta nella loro vita. La chiamano così perché, di fatto, non hanno conosciuto altro leader che Vladimir Putin, primo ministro dal 1999 al 2000 e nuovamente dal 2008 al 2012 e presidente dal 2000 al 2008 e dal 2012 in poi. Domenica 18 marzo hanno votato in massa per il leader del Cremlino. 

Secondo le analisi dei flussi elettorali, nella fascia d’età più giovane, Putin ha ottenuto l’86% dei voti, il 10% in più rispetto al 76% con cui il presidente è stato eletto. L’affluenza alle urne dei più giovani, il 68%, è in linea con il 67,5% della media nazionale. I giovani russi, insomma, votano e votano per Putin. 

Il dato sull’affluenza è importante. L’opposizione extra-parlamentare, che non partecipa al voto, aveva lanciato un appello all’astensione per bocca del noto avvocato e blogger anti-putiniano Aleksej Naval’nyj e dell’ex campione di scacchi Garry Kasparov. Si riteneva che le fasce d’età più giovani fossero più sensibili all’appello, invece l’affluenza è rimasta stabile (+2,5% rispetto al voto del 2012) e, come abbiamo visto, il rapporto tra i giovani che si sono recati alle urne e quelli che le hanno disertate è in linea con la media nazionale.

La “Generazione Putin” non ha vissuto i tempi sovietici, ma sono moltissimi i giovani russi che hanno subito le conseguenze del disastro economico dell’era Eltsin. La bancarotta del 1998 ha colpito moltissime famiglie russe che riconoscono in Putin il leader che ha trascinato il paese fuori dalla rovina economica e sociale.

I pensionati temono ogni alternativa a Putin come il ritorno a un’epoca di convulsioni come furono gli anni ’90, la “Generazione Putin” non ha altro riferimento al potere. L’alternativa di governo non fa parte del loro orizzonte di ricordi.

In un sistema ufficialmente federale ma centralizzato come pochi, in cui i poteri locali devono rispondere al Cremlino prima che ai propri territori, Putin promuove la presenza di giovani nelle istituzioni. Il ministro dell’economia Maksim Oreškin ha 35 anni, il governatore di Kaliningrad Anton Alichanov, 31. Il presidente evita così il rischio di avere al potere una “gerontocrazia” come quella che governò l’URSS fino a poco prima del collasso.

Gli adolescenti russi di oggi sono più liberi delle generazioni che li hanno preceduti: hanno accesso a internet senza limitazioni di sorta, possono muoversi liberamente nel paese, cosa sconosciuta ai loro genitori, e persino viaggiare in numerosi paesi senza bisogno di visto. La normalizzazione imposta da Putin al capitalismo selvaggio dei primi anni post-sovietici consente, inoltre, una mobilità sociale impensabile solo pochi anni fa.

La Russia, pertanto, “è sulla giusta strada” secondo i due terzi dei giovani della Federazione. Non si tratta di una gioventù conservatrice, o per lo meno non più di quanto lo possano essere i giovani di altri paesi. Di fatto, secondo inchieste parallele del quotidiano spagnolo El Mundo e dello statunitense Wall Street Journal, molti giovani ammetto che avrebbero piacere a vedere “qualcun altro” al Cremlino, ma riconoscono che al momento non c’è alternativa migliore di Putin. Lo stesso Naval’nyj è indicato come qualcuno “con i suoi obiettivi e i suoi seguaci”, ma non come un valido avversario per il Presidente.

I giovani russi non accolgono acriticamente il messaggio del Presidente, sono particolarmente critici nei confronti della corruzione, diffusa a tutti i livelli, contro cui il governo opera poco e male; sono coscienti del fatto che pensioni e stipendi siano più bassi che in Occidente e lamentano le enormi disparità tra ricchi e poveri. L’errore dell’appello all’astensione di Naval’nyj e Kasparov è stato dunque rivolgersi ad una fascia di popolazione politicamente attiva e anche critica. 

I giovani russi ignorano, inoltre, come molti loro coetanei occidentali, la TV di stato e di conseguenza l’immagine della Russia che il Cremlino trasmette attraverso i canali ufficiali. Internet, canali telematici, blog e social network sono le fonti d’informazione più consultate e i limiti cui sono sottoposti in Russia sono più simili a quelli imposti negli Stati Uniti che a quelli di nazioni considerate “autoritarie”.

La retorica nazionalista putiniana fa breccia nella gioventù russa, ma solo fino a un certo punto. Che il paese sia forte e rispettato è importante, ma non è essenziale come per le generazioni precedenti. I giovani apprezzano in particolare la politica economica: tasse basse, disoccupazione ai minimi, enorme facilità nella creazione dell’impresa e sussidi ai giovani che decidono di lavorare in proprio.

Il consenso della gioventù nei confronti del Presidente, inoltre, supera i limiti geografici, etnici e religiosi dello sterminato paese. Nelle repubbliche musulmane del Caucaso settentrionale e dell’Asia, i giovani godono di libertà molto maggiore rispetto a quella delle ex repubbliche sovietiche a maggioranza musulmana, e gli enormi investimenti dello stato centrale garantiscono non solo occupazione, ma anche una crescita economica superiore a quella delle regioni europee della Federazione.

Vladimir Putin ha 65 anni ed è al potere da 18, in patria e all’estero la Russia è spesso identificata con il suo presidente. I giovani russi di oggi possono coltivare speranze inimmaginabili per i giovani di 18 anni fa: questa è la chiave del successo di Putin.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo, dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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