Israele: la distruzione di un reattore siriano nel 2007 è un messaggio all’Iran

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 11:24 in Israele Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il bombardamento di un sospetto reattore nucleare siriano, avvenuto nel 2007 da parte di Israele, costituisce un messaggio nei confronti dell’Iran e significa che Israele non permetterà alla Siria di ottenere le armi nucleari, secondo quanto dichiarato dal ministro israeliano dell’Intelligence, Israel Katz.

In un commento, pubblicato su Twitter mercoledì 21 marzo, il ministro ha dichiarato: “L’operazione e il suo successo hanno reso chiaro che Israele non permetterà mai che le armi nucleari finiscano nelle mani di coloro che minacciano la sua esistenza, allora la Siria e oggi l’Iran”. Le dichiarazioni di Katz sono giunte dopo che Israele ha ammesso, per la prima volta, di aver condotto, il 6 settembre 2007, un raid aereo contro il sito di Al-Kubar, situato nel governatorato di Deir Ezzor, nel nord-est della Siria. L’avvenimento era stato reso noto dalla Siria, che, secondo quanto aveva riferito Reuters all’epoca, aveva annunciato che la difesa aerea siriana aveva respinto un’incursione degli aerei da guerra israeliani.

In merito alla questione si è espresso anche il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, il quale ha dichiarato: “La motivazione dei nostri nemici è cresciuta negli ultimi anni, ma la forza del nostro esercito e delle nostre forze aeree, oltre alle nostre capacità di Intelligence sono cresciute in confronto alle capacità che avevamo nel 2007. Questa equazione dovrebbe essere presa in considerazione da tutti in Medio Oriente”.

Israele è preoccupato della crescente influenza dell’Iran in Siria e teme che Teheran stia trasformando il territorio siriano in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

La notizia della distruzione del reattore siriano è stata svelata mercoledì 21 marzo, dopo che l’Israeli Military Censor, l’unità dell’Intelligence militare delle Forze di Difesa israeliane che gestisce la divulgazione delle informazioni sulla rete militare e la sicurezza di Israele, ha dato il consenso per la diffusione dell’annuncio. Secondo quanto si legge in alcuni report dei Servizi Segreti israeliani, nel marzo 2007, l’Intelligence israeliana aveva confermato l’esistenza del reattore siriano e, inizialmente, il Mossad aveva monitorato la situazione, dal momento che non era chiaro se l’edificio fosse adibito allo sviluppo di attività nucleari. In un documento, datato 30 marzo 2007, si legge che “la Siria ha stabilito all’interno del suo territorio, un reattore nucleare per la produzione di plutonio, attraverso la Corea del Nord, il quale, secondo una valutazione iniziale del caso peggiore dovrebbe essere attivato entro circa un anno, per realizzare armi nucleari, secondo la nostra valutazione riservata”. Oltre a ciò, l’Intelligence aveva stabilito che la Corea del Nord stesse aiutando la Siria nella costruzione del reattore. Con queste premesse, il 5 settembre, poco prima della mezzanotte del 5 settembre 2007, quattro jet da combattimento F-15 e quattro F-16 erano partiti dalle basi aeree di Ramon e Hatzerim ed erano entrati nello spazio aereo siriano attraverso la Turchia e avevano sganciato 17 tonnellate di bombe sulla struttura, che era stata completamente distrutta. In tale occasione, un membro del gabinetto della sicurezza israeliano aveva dichiarato: “Era una minaccia con cui non avremmo potuto convivere. La Siria con le armi nucleari avrebbe posto una minaccia all’esistenza dello Stato di Israele”.

La Siria è un Paese firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare del 1970, un accordo internazionale sulle armi chimiche basato su tre principi, ovvero il disarmo, la non proliferazione e l’uso pacifico del nucleare. In questo contesto, damasco ha sempre negato che la struttura distrutta da Israele fosse un reattore o che il paese fosse impegnato nella cooperazione nucleare con la Corea del Nord.

Nelle ultime settimane, la Siria è stata più volte accusata di aver avuto rapporti con la Corea del Nord in merito allo sviluppo del nucleare. Il 28 febbraio 2018, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che monitorano il rispetto delle sanzioni imposte alla Corea del Nord, aveva diffuso un report secondo il quale Pyongyang si celerebbe dietro la fornitura alla Siria di materiale che potrebbe essere stato utilizzato per produrre armi chimiche. Secondo il documento, alcuni esperti in materia di missili, provenienti dalla Corea del Nord, si sarebbero recati in Siria nel 2016 e nel 2017, dopo l’arrivo del materiale, e alcuni scienziati starebbero ancora lavorando nelle strutture che si occupano di armi chimiche e missili a Barzeh, Adra e Hama. Il report specificava anche che le componenti chimiche, ovvero parti di missili balistici e materiali che potrebbero essere utilizzate per scopi civili e militari, sarebbero state mandate in Siria attraverso almeno 40 spedizioni, avvenute tra il 2012 e il 2017.

Tali accuse erano state respinte da un portavoce dell’Istituto di ricerca di studi americani del Ministero degli Esteri nordcoreano, il quale, giovedì 1 marzo, aveva dichiarato che Washington avrebbe diffuso “informazioni senza senso” e che si sarebbe trattato di un’invenzione degli Stati Uniti mirata a mettere il Paese asiatico sotto pressione.

Più recentemente, l’8 marzo, il quotidiano The New Arab aveva diffuso la notizia che la Corea del Nord avesse completato la costruzione di una base militare sotterranea in Siria, vicino alla cittadina di Qardaha, città natale del presidente siriano Bashar Al-Assad, situata nei pressi della città costiera di Latakia.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.