Gli USA continueranno a supportare la coalizione saudita in Yemen

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 14:19 in USA e Canada Yemen

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Gli Stati Uniti continueranno a supportare la coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi in Yemen. Martedì 20 marzo, il Senato si è espresso a sfavore di una proposta del Congresso per porre fine all’appoggio americano nella campagna aerea di Riad, in quanto i bombardamenti hanno causato la morte di migliaia di civili e hanno ridotto la popolazione dello Yemen sull’orlo di una catastrofe umanitaria. Con 55 voti contrari e 44 a favore, la risoluzione, non gradita all’amministrazione Trump, è stata ufficialmente respinta.

Le votazioni sono coincise con la prima visita del principe saudita, Mohammed bin Salman, a Washington, dove ha colloquiato con il presidente Trump on merito a questioni di interesse comune, al fine di rafforzare i rapporti bilaterali. A tal proposito, il leader della Casa Bianca ha affermato: “I nostri rapporti sono più forti che mai, l’Arabia Saudita è una nazione sana e ci trasmetteranno la loro salute sotto forma di posti di lavoro e di vendita dell’equipaggiamento militare più raffinato al mondo”.

La risoluzione per terminare il supporto americano alla coalizione saudita in Yemen era stata proposta da diversi senatori, tra cui l’indipendente Bernie Sanders, il repubblicano Mike Lee e il democratico Chris Murphy, i quali avrebbero voluto il ritiro di tutte le forze americane dal Paese mediorientale entro 30 giorni. “Per troppo tempo il Congresso, sotto amministrazioni democratiche e repubblicane, ha rinunciato al suo ruolo costituzionale, autorizzando molte guerre”, ha affermato Sanders poco prima delle votazioni, aggiungendo che, per troppo tempo, l’amministrazione Trump ha cercato di giustificare l’intervento in Yemen con la necessità di contrastare l’Iran. “Il fatto che Teheran supporti gli Houthi è una fonte di preoccupazione per tutti noi, ma la verità è che il nostro intervento ha soltanto aumentato le possibilità di interferenza dell’Iran”, ha concluso Sanders.

Per tutta risposta, il leader della maggioranza del Senato, Mitch McConnel, aveva esortato gli altri senatori a lasciar perdere l’impresa, definendola una “cattiva politica proceduralmente sbagliata”. A suo avviso, in linea con quanto affermato dal Pentagono, la risoluzione non avrebbe dovuto appellarsi al War Powers Act in quanto il supporto di Washington a Riad non vi fa alcun riferimento. Per di più, Mitchel ha riferito che l’intelligence americana ha assicurato di fornire all’aviazione saudita informazioni di grande precisione, diminuendo significativamente i danni collaterali dei bombardamenti. Il senatore ha concluso affermando che il ritiro dell’appoggio americano aumenterebbe il numero di morti civili e dimostrerebbe che gli USA non stanno contrastando sul serio l’Iran, il quale appoggia i ribelli Houthi.

La guerra civile in Yemen, combattuta tra i ribelli sciiti Houthi e le forze fedeli al presidente Mansour Hadi, è scoppiata il 21 marzo 2015. Pochi giorni dopo, il 26 marzo, l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto a capo di una coalizione composta da Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, a supporto del presidente Hadi. L’Iran, che sostiene gli Houthi, invia segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. Il supporto americano alla coalizione saudita era già iniziato sotto l’amministrazione Obama, sotto forma di rifornimenti a mezz’aria e assistenza di intelligence. Trump ha poi ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, ritenuto il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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