ONU: Ankara ponga fine allo stato di emergenza

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 9:22 in Medio Oriente Turchia

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L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha esortato la Turchia a porre fine immediatamente allo stato di emergenza, in vigore nel Paese dal 21 luglio 2016. Secondo quanto riferito dall’ente dell’ONU, tale misura avrebbe permesso alla Turchia di violare i diritti umani, con particolare riferimento all’arresto di 160.000 persone, al licenziamento di un 152.000 impiegati statali, la maggior parte dei quali in modo arbitrario, alla tortura dei detenuti e all’interferenza con la magistratura.

Nel documento emanato martedì 20 marzo, le Nazioni Unite hanno chiesto al governo di Ankara di “porre fine immediatamente allo stato di emergenza e di ripristinare il funzionamento delle istituzioni e lo stato di diritto” e hanno aggiunto: “L’alto numero, la frequenza e la mancanza di collegamento di alcuni decreti di emergenza a una minaccia nazionale sembrano indicare che i poteri di emergenza vengano utilizzati per reprimere qualsiasi forma di criticismo o di dissenso nei confronti del governo”.

Il report dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che fa riferimento al periodo compreso tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2017, ha denunciato l’abuso dei poteri dello stato di emergenza, che sarebbe stato dimostrato dall’arresto di 160.000 persone, dal licenziamento di 152.000 impiegati statali, la maggior parte dei quali in modo arbitrario, dall’utilizzo della tortura e dei maltrattamenti nelle carceri, che includono violenza fisica e abusi sessuali, perpetrati dalla polizia, dalla gendarmeria, dalla polizia militare e dalle forze di sicurezza. In questo contesto, il documento ha riferito che “gli insegnanti, i giudici e gli avvocati sono stati licenziati o perseguiti; i giornalisti sono stati arrestati, le stazioni mediatiche sono state chiuse e i siti internet bloccati. Evidentemente, gli stati di emergenza dichiarati in Turchia sono stati utilizzati per ridurre, in maniera drastica e arbitraria, i diritti umani di un gran numero di persone”.

Ankara aveva imposto lo stato di emergenza per la prima volta il 21 luglio 2016, in seguito al fallimento del colpo di stato contro il presidente, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016. L’ultima estensione era stata approvata il 25 gennaio, quando il Consiglio dei ministri turco aveva stabilito che lo stato di emergenza sarebbe rimasto in vigore per il periodo di 3 mesi. La motivazione sarebbe stata il persistere della minaccia da parte della rete dei sostenitori del movimento Gulen, ideatore del colpo di stato del 2016.

Grazie allo stato di emergenza, il governo ha potuto imporre un giro di vite nei confronti di coloro che sono sospettati di appartenere al movimento Fethullah Gulen, che, secondo le autorità turche, sarebbe colpevole di aver ordito il colpo di stato contro Erdogan. Tale misura ha altresì permesso alle autorità turche di condurre una serie di arresti nei confronti degli oppositori del governo, tra i quali attivisti, giornalisti e politici, oltre alla chiusura dei canali mediatici e di organizzazioni non governative, con l’accusa di presunti legami con i gruppi terroristici.

Lo stesso giorno in cui è stato diffuso il report dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ankara ha respinto le accuse presenti nel documento, che ha definito “pieno di accuse infondate”. In un comunicato ufficiale emanato martedì 20 marzo, il Ministero degli Esteri turco ha criticato l’alto commissario dell’ONU, Zeid Ra’ad al-Hussein, accusandolo di aver ridotto, “sotto la sua amministrazione, un ente delle Nazioni Unite a collaborare con le organizzazioni terroristiche”. In questo senso l’istituzione turca ha dichiarato: “Questa persona, che è il capo di un ente internazionale di un’importanza internazionale indiscutibile, purtroppo, sotto la sua amministrazione, ha messo il citato ente dell’ONU nella posizione di collaborare le organizzazioni terroristiche. Condanniamo questa situazione. Siamo dispiaciuti anche per il danno inflitto a questa organizzazione universale”. Nel documento turco si legge anche che “il testo del report non ha significato, dal momento che ignora completamente le numerose e gravi minacce terroristiche che sono state affrontate dalla Turchia, in particolare gli effetti sulla protezione dei diritti umani del colpo di stato del luglio 2016, che voleva colpire la sopravvivenza del nostro Paese e la vita democratica della nostra nazione”. In merito ad al-Hussein, il comunicato del governo turco ha dichiarato: “Come risulta ovvio dalle sue dichiarazioni precedenti, l’Alto commissario ha perso la oggettività e imparzialità sulle questioni che riguardano la Turchia e sviluppato pregiudizi contro il nostro Paese. L’ultimo testo che ha pubblicato contiene accuse infondate che combaciano perfettamente con gli sforzi di propaganda delle organizzazioni terroristiche. Questa è una situazione inaccettabile”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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