Turchia: gli USA hanno provato a ingannarci

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 18:22 in Turchia USA e Canada

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato gli Stati Uniti di aver provato a ingannare Ankara, in risposta alle ultime dichiarazioni della portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, in merito all’operazione turca nel distretto di Afrin.

Martedì 20 marzo, in occasione della riunione del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), che si è tenuta ad Ankara, il presidente turco ha dichiarato, rivolgendosi agli Stati Uniti: “Se siamo partner strategici, dovete rispettarci e muovervi insieme a noi. Voi avete provato a ingannarci. Avete mandato 5.000 camion di armi là. Avete inviato più di 2.000 camion di munizioni. Volevamo comprare le armi da voi, ma non ci avete dato nulla. Che tipo di partnership strategica o di solidarietà è questa”. Erdogan ha altresì affermato: “La portavoce americana ha commentato dicendo che sono preoccupati per la situazione di Afrin. Dove eravate quando via abbiamo espresso le nostre preoccupazioni? Dove eravate quando abbiamo deciso di ripulire il territorio dall’organizzazione terroristica?”. In merito alle dichiarazioni della Nauert, il presidente turco ha chiesto qual è la preoccupazione degli Stati Uniti e ha aggiunto: “L’operazione è conclusa. Non abbiamo distrutto o bruciato. Abbiamo portato a termine l’operazione con la massima attenzione. Perché gli Stati Uniti e gli altri Paesi si preoccupano quando i civili ad Afrin sono contenti di avere i turchi nel territorio?”. Infine, Erdogan ha suggerito che la ragione che si cela dietro le affermazioni della portavoce americana sarebbe il fatto che gli Stati Uniti sarebbero stati messi “sotto pressione” dalle People’s Protection Units (YPG).

Il discorso del presidente turco è giunto in risposta alle dichiarazioni rilasciate il giorno precedente, lunedì 19 marzo, dalla portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, la quale ha espresso la preoccupazione di Washington in merito alle ultime informazioni provenienti dalla città di Afrin, dopo la conquista dell’area da parte dell’esercito turco, avvenuta domenica 18 marzo. In merito alla situazione del distretto siriano, la Nauert ha dichiarato: “Sembra che la maggioranza della popolazione della città, che è per la maggior parte curda, abbia lasciato il territorio a causa della minaccia di un attacco da parte delle forze turche, sostenute dalle forze dell’opposizione siriana. Ciò si aggiunge alla già preoccupante situazione umanitaria nel territorio, dal quale le agenzie delle Nazioni Unite riferiscono che gli sfollati all’interno o da Afrin sono centinaia di migliaia e hanno bisogno di ripari immediati e di assistenza per le necessità di base. Siamo preoccupati anche dei saccheggi all’interni della città di Afrin. Abbiamo più volte espresso la nostra preoccupazione in merito alla situazione di Afrin ai funzionari turchi”.

Domenica 18 marzo i soldati turchi, sostenuti dall’Esercito siriano libero (Esl), avevano annunciato di aver conquistato la città di Afrin. La vittoria era giunta dopo circa due mesi dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo. Si tratta di una campagna militare che Ankara aveva lanciato il 20 gennaio contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo e creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio dell’offensiva turca, almeno 150.000 persone avrebbero lasciato il territorio. Il 19 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che l’operazione militare nella regione di Afrin continuerà fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli verrà annientato. 

In questo contesto, il 13 marzo, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva annunciato che la Turchia e gli Stati Uniti avrebbero supervisionato il ritiro delle People’s Protection Units (YPG) dalla cittadina di Manbij, situata nel governatorato di Aleppo, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, e sarebbero diventati i garanti della sicurezza nel territorio. Il ministro degli Esteri turco e il suo omologo americano, Mike Pompeo, si incontreranno nei prossimi giorni per elaborare una roadmap, con l’obiettivo di allontanare le People’s Protection Units (YPG) da Manbij, sotto la supervisione della Turchia e degli Stati Uniti.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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