Trump invoca la pena di morte per i trafficanti di droga

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 9:32 in USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha invocato la pena di morte contro i trafficanti di droga.

Lunedì 19 marzo, il leader della Casa Bianca ha annunciato un piano per contrastare l’emergenza della droga, scatenando una serie di polemiche in merito all’applicazione della pena di morte nei confronti degli spacciatori. Tale dichiarazione è stata rilasciata a margine di un comizio tenutosi a Manchester, nel New Hampshire, dove Trump ha riferito alla folla che “queste persone terribili”, riferendosi ai trafficanti, “se non verranno punite, sarà solo uno spreco di tempo”. Il presidente ha altresì proposto di offrire supporto alle politiche volte ad aumentare l’accesso al naxalone, l’antidoto per le overdose di oppio, esortando all’attuazione di maggiori programmi di trattamento medico attraverso l’uso di farmaci e la diffusione di una campagna pubblicitaria per scoraggiare i giovani americani a provare le droghe.

Nonostante ciò, gli esperti della salute hanno condannato la proposta di pena della morte, affermando che tale retorica è ormai vecchia e fallita, in quanto era già stata applicata senza successo negli anni ’80. Il dottor Andrew Kolodny, co-direttore della Opioid Policy Research Collaborative alla Brandeis University, ritiene che questa scelta non sia la giusta soluzione per risolvere il problema della droga. Allo stesso moto, il dottor Gouhua Li, professore di epidemiologia e anestesiologia presso la Columbia University, sostiene che, se da una parte la giustizia può svolgere un ruolo complementare nel gestire la crisi della droga, dall’altra parte ricorrere al sistema penale per risolvere problemi di salute pubblica può essere poco saggio, costoso, inefficace e spesso controproduttivo. 

Secondo quanto riferito dalla CNN, nel 2016 circa 64.000 persone sono morte per cause legate alla droga negli Stati Uniti, mentre sono più di 500.000 le persone decedute per overdose dal 200 a oggi. Alla luce di tali numeri, resi noti dallo US Centers for Desease Control and Prevention, Trump ritiene che la crisi della droga sia un’emergenza pari alle epidemie. Su tale punto gli esperti sono d’accordo, in quanto il professor Li ha affermato che, come per l’Ebola o la Zika, la dipendenza dalle sostanze stupefacenti dovrebbe essere gestita con un approccio pubblico dai professionisti del settore, in collaborazione con i dipartimenti della sanità, le istituzioni accademiche, le agenzie governative e le comunità presenti nella società.

Il piano proposto da Trump per risolvere la crisi della droga è diviso in 3 fasi: la prima è quella di ridurre la domanda di droga attraverso l’istruzione e l’educazione; la seconda è la riduzione dei flussi di droga illegale; la terza consiste infine nel salvare quante più vite possibile aumentando le opportunità di trattamento delle dipendenze. In merito alla pena di morte, il leader della Casa Bianca ha riferito che dovrebbe essere applicata nei confronti dei “grandi spacciatori”, quelli davvero causano la morte delle persone. Durante il discorso, Trump ha fatto riferimento ad un Paese, di cui non ha reso noto il nome, in cui non ci sono più problemi di droga grazie alla tolleranza zero verso i trafficanti e di drogati delle sue autorità. “Forse il nostro Stato non è pronto per una cosa del genere, posso capirlo, anche se secondo me è necessario”, ha affermato il presidente.  

La direttrice esecutiva della Drug Policy Alliance, Maria McFarland Sanchez-Moreno ha definito le politiche proposte da Trump “profondamente ciniche e deludenti”. A suo avviso, il presidente ha fatto riferimento alle Filippine, dove il leader Rodrigo Duterte ha attuato una violenta guerra alla droga, venendo accusato da Amnesty International di uccisioni di massa illegali. Secondo la Sanchez-Moreno, Trump dovrebbe lasciar perdere la propria ossessione di uccidere e rinchiudere le persone, e focalizzarsi invece sulla ricerca di soluzioni più appropriate.  

Un alto funzionario della Casa Bianca ha riferito che l’amministrazione non aspetterà che il Congresso proponga una legislazione sulla proposta di pena di morte, dicendo che il Dipartimento di Giustizia sta già esaminando la questione per andare avanti per assicurarsi che venga attuata in modo appropriato. Il funzionario ha tuttavia rifiutato di fornire un esempio in merito a quando dovrebbe essere applicata la pena di morte, riferendo soltanto che, “ovviamente, ci sono casi in cui sarebbe appropriata”. Secondo il professor Li, il fatto che il governo voglia imporre sanzioni più severe nei confronti dei reati di traffico di droga è comprensibile e, se attuate con giudizio insieme a interventi più sostanziali e completi, è probabile che si rivelino efficaci. Tuttavia ha ammonito che è improbabile che l’aumento della pena di morte abbia un impatto significativo sull’epidemia di oppiacei.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione