Afrin: il governo siriano condanna l’occupazione turca

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 16:22 in Siria Turchia

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Il Ministero degli Esteri siriano ha condannato l’occupazione di Afrin da parte delle forze turche, definendola “un atto illegittimo, che contraddice la Carta delle Nazioni Unite e i principi del diritto internazionale” e ha intimato all’esercito turco di ritirarsi dal territorio siriano.

Lunedì 19 marzo, il Ministero siriano ha inviato due lettere alle Nazioni Unite, una destinata al segretario generale, Antonio Guterres, e una al presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Karel J.G. van Oosterom, nelle quali ha dichiarato: “Il capo del governo siriano ha annunciato che le sue forze hanno preso il controllo della città siriana di Afrin il 18 marzo 2018, dopo due mesi di aggressione, che ha causato la morte e il ferimento di migliaia di civili ad Afrin e nei dintorni. Questo atto criminale ha portato anche allo sfollamento di decine di migliaia di siriani, che hanno sofferto la piaga dell’essere senza casa e di non avere accesso ai servizi di base”. Nelle missive, il Ministero ha altresì condannato le azioni del governo turco come crimini di guerra e crimini contro l’umanità e ha affermato: “Tra i crimini che sono stati commessi dall’esercito turco vi sono la politica di pulizia etnica, il saccheggio delle proprietà dei cittadini, la distruzione delle loro case e la detenzione di molti di loro”.

Oltre a ciò, il Ministero ha ribadito che tutte le Risoluzioni emanate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sono incentrate sulla necessità di preservare l’integrità territoriale della Siria e di rispettare la sovranità nazionale del Paese. In questo contesto, l’istituzione siriana ha dichiarato che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, “non è stato soddisfatto di violare le più semplici regole di base in merito alla buona politica di vicinato o ai diritti umani, ma ha anche minacciato di occupare altri territori siriani nei governatorati di Aleppo, Raqqa e Hasaka”. Infine, il Ministero ha aggiunto che non sarebbe possibile separare le politiche turche e la continua aggressione da parte della coalizione internazionale, a guida americana, contro la sovranità nazionale siriana e l’integrità territoriale. In questo senso, l’istituzione ha dichiarato: “Mentre la Siria condanna l’aggressione turca ed esorta le forze turche di ritirarsi immediatamente dal territorio siriano, chiede anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di assumersi le sue responsabilità, fermare questa aggressione e lavorare al ritiro delle forze del governo turco”.

Le dichiarazioni del governo siriano sono state rilasciate dopo che, il giorno precedente, domenica 18 marzo i soldati turchi, sostenuti dall’Esercito siriano libero (Esl), avevano annunciato di aver conquistato la città di Afrin. La vittoria era giunta dopo circa due mesi dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo. Si tratta di una campagna militare che Ankara aveva lanciato il 20 gennaio contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo e creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio dell’offensiva turca, almeno 150.000 persone avrebbero lasciato il territorio. Il 19 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che l’operazione militare nella regione di Afrin continuerà fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli verrà annientato. 

Il presidente siriano, Bashar Al-Assad, ha più volte condannato l’offensiva di Ankara contro i curdi nel distretto di Afrin. Il giorno successivo all’inizio della campagna turca, il 21 gennaio, in occasione di un incontro con il presidente del Consiglio strategico iraniano sulle relazioni esterne dell’Iran, Kamal Kharazi, Al-Assad aveva definito l’operazione militare della Turchia nel distretto di Afrin “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”. Circa un mese dopo, il 19 febbraio, l’agenzia di stampa siriana SANA aveva annunciato che le forze fedeli al governo siriano sarebbero entrate nel distretto di Afrin per sostenere i curdi contro le truppe turche, secondo quanto riferito da fonti del governo, nel contesto di un accordo stipulato tra i curdi e il governo di Damasco domenica 18 febbraio.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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