Patto nucleare con l’Iran: incontro dei Paesi firmatari a Vienna

Pubblicato il 17 marzo 2018 alle 10:15 in Europa USA e Canada

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I Paesi firmatari dell’accordo nucleare con l’Iran hanno presenziato a una nuova serie di incontri volti a concordare la messa in vigore dello stesso, a fronte dell’ultimatum del presidente americano, Donald Trump.

Venerdì 16 marzo, i rappresentanti di Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania si sono incontrati nella capitale austriaca, Vienna, per presenziare a un incontro volto a discutere i margini di manovra del cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action Joint Commission (JCPOA), il trattato sul nucleare stipulato il 14 luglio 2015 tra Teheran e le principali potenze occidentali, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina, con l’aggiunta della Germania.

In seguito a tali sedute, un diplomatico europeo ha affermato che i rappresentanti dei vari Paesi europei presenti agli incontri hanno fatto di tutto per salvaguardare l’incolumità del JCPOA da un eventuale collasso, il cui rischio è concreto per via dell’ultimatum lanciato dal presidente Trump, il quale ha minacciato che, qualora non si raggiunga un accordo più favorevole per il suo Paese, gli Stati Uniti usciranno dall’intesa. “”Dobbiamo assicurarci di non buttare tutto alle ortiche, perciò manteniamo in piedi il trattato nucleare e operiamo sul resto parallelamente”, ha affermato il funzionario.

Dal canto suo, il presidente Trump, all’indomani dei meeting con gli altri leader europei e con l’Iran, ha fatto sapere di aver intrattenuto “ottime trattative” con gli alleati occidentali in merito alla sua richiesta di apportare modifiche al trattato entro la scadenza del 12 maggio, da lui fissata. A riportare la reazione del presidente americano è stato un inviato statunitense nella serata di venerdì 16 marzo. Basandosi sulle reazioni e sui commenti rilasciati finora, ci si aspetta che, per la data del 12 maggio, i ministri degli esteri dell’Unione Europea reitereranno che a loro avviso l’accordo allo stato attuale è buono, e tenteranno di scoraggiare Trump dall’uscita americana dal trattato.

Venerdì 16 marzo, il vice ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha ribadito che rinegoziare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), o simili strategie quali l’aggiunta di una appendice all’accordo già sottoscritto, semplicemente non sono prese in considerazione dal suo Paese.

Già prima delle trattative, nel mese di gennaio, Teheran aveva fatto sapere che non avrebbe in alcun modo accettato una rinegoziazione dell’accordo nucleare. Venerdì 12 gennaio, dopo che Trump aveva ufficializzato di sospendere le sanzioni nucleari contro l’Iran “per l’ultima volta” per dar modo a Washington e agli alleati europei di modificare quelli che a suo dire sono i “terribili errori” dell’accordo nucleare, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si era scagliato contro tale affermazione, che secondo lui andrebbe a minare il solido accordo multilaterale, in quanto l’accordo non è per sua natura rinegoziabile. Nel comunicato pubblicato su Twitter, Zarif aveva citato i paragrafi 26, 28 e 29 del JCPOA, che secondo lui il presidente americano sta tentando di violare indiscriminatamente. Il ministro aveva concluso tuonando contro Trump che invece di ripetere una trita retorica, gli Stati Uniti dovrebbero iniziare a rispettare pienamente e conformemente le norme sancite dall’accordo, come starebbe facendo l’Iran.

Il patto imponeva all’Iran una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Il 18 luglio 2017, l’amministrazione Trump aveva accusato Teheran di aver violato lo “spirito” del patto, pur avendone rispettato le condizioni. In tale occasione, gli Stati Uniti si erano detti preoccupati per “le sue attività nocive in Medio Oriente”, facendo riferimento, in particolare, al programma di missili balistici iraniano. Da quel momento in poi, Trump ha ripetutamente affermato che il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) nuoce agli interessi americani e dovrebbe essere o modificato o abrogato. Le principali critiche del presidente degli Stati Uniti riguardano la durata limitata nel tempo del patto, il fatto che esso non si estende ai test dei missili balistici effettuati da Teheran, e maggior rigore, da parte delle Nazioni Unite, nel portare avanti ispezioni e sopralluoghi alle strutture iraniane. Altri Paesi quali la Russia, la Cina, la Gran Bretagna e la Francia, hanno criticato la mossa di Trump affermando che il trattato è solido e a dato prova di funzionare efficacemente.

Le tensioni sul JCPOA sono iniziate i primi giorni del 2018. Se il presidente Trump non avesse deciso di estendere la sospensione delle sanzioni contro l’Iran, che scadeva il 13 gennaio 2018, l’accordo nucleare sarebbe stato in serio pericolo. A esortare il presidente americano a rispettare la scadenza sono stati, in tale occasione, sia i principali collaboratori interni in materia di sicurezza, tra cui il segretario di Stato Rex Tillerson e il segretario alla Difesa Jim Mattis, sia gli alleati europei, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, e i ministri degli Esteri di Iran, Francia, Germania e Inghilterra, che si erano riuniti a Bruxelles con l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, per confermare il loro supporto all’accordo sul nucleare.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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