Russia: i ribelli tramano perché gli USA colpiscano Damasco

Pubblicato il 15 marzo 2018 alle 9:43 in Russia Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I ribelli siriani starebbero organizzando un attacco chimico per fornire alla coalizione internazionale, a guida americana, un pretesto per colpire Damasco, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

Mercoledì 14 marzo, il ministro russo ha dichiarato: “Sono state organizzate nuove provocazioni attraverso l’uso di armi chimiche. Verranno organizzate anche nel Ghouta orientale. Con questo pretesto, ci sono piani che prevedono l’uso della forza da parte della coalizione americana, anche contro la capitale siriana” e ha aggiunto che spera che “questi piani irresponsabili non vengano realizzati”.

Le dichiarazioni di Lavrov sono state rilasciate dopo che, martedì 13 marzo, il capo di Stato Maggiore russo, Valery Gerasimov, aveva minacciato gli Stati Uniti che le proprie forze avrebbero reagito in modo molto severo in Siria se Washington fosse intervenuta nel Paese mediorientale. In questo contesto, il capo di Stato Maggiore russo aveva annunciato che la Russia avrebbe risposto a qualsiasi attacco americano in Siria e avrebbe colpito qualsiasi missile e lanciarazzi coinvolto nel raid e aveva dichiarato: “Gli Stati Uniti cercano di utilizzare le provocazioni come un pretesto per colpire le aree del governo a Damasco”.

La minaccia di Gerasimov era giunta in risposta alle affermazioni dell’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, la quale, il giorno precedente, lunedì 12 marzo, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, aveva dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero stati “pronti ad agire se avessero dovuto”, per porre fine all’uccisione di civili in Siria. In questo contesto, la Haley aveva affermato: “Quando la comunità internazionale non riesce ad agire, ci sono situazioni in cui gli Stati sono costretti ad agire da soli. Questo è uno di quelli” e aveva aggiunto: “Avvertiamo qualsiasi nazione determinate a imporre la sua volontà attraverso gli attacchi chimici e la sofferenza umanitaria, in particolare il governo siriano criminale, che gli Stati Uniti sono preparati ad agire se devono. Non è la strada che preferiamo, ma è una strada che abbiamo dimostrato di aver preso e siamo preparati a prenderla di nuovo”.

Il presunto attacco chimico dei ribelli era già stato denunciato martedì 13 marzo dal capo di Stato Maggiore russo, il quale aveva dichiarato: “Abbiamo informazioni attendibili sul fatto che i militanti si stanno preparando a inscenare l’utilizzo di armi chimiche contro i civili da parte delle forze del governo siriano. Per realizzare tale obiettivo, i militanti hanno portato nel Ghouta orientale persone, tra le quali donne, bambini e anziani, provenienti da altre aree. Queste persone devono recitare il ruolo delle vittime dell’attacco chimico. I caschi bianchi, con i loro cameraman, sono già sul posto per riprendere dal vivo”. Gerasimov aveva altresì riferito che l’esercito russo avrebbe scoperto un laboratorio utilizzato per la produzione di materiali chimici velenosi nel villaggio di Aftriss, situato nel Ghouta orientale e liberato lunedì 12 marzo dal controllo di Jabhat Al-Nusra. Secondo l’ufficiale russo, gli Stati Uniti starebbero progettando di utilizzare il finto attacco come “prova dell’uso di armi chimiche sui civili da parte del governo siriano, sostenuto dalla Russia” e di bombardare i territori del governo a Damasco.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.