Gibuti rassicura gli Stati Uniti: il porto di Doraleh non andrà nelle mani della Cina

Pubblicato il 15 marzo 2018 alle 8:28 in Africa Gibuti

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Un ufficiale del Gibuti ha rassicurato gli Stati Uniti, rendendo noto che il porto di Doraleh rimarrà nelle mani dello Stato, e non verrà dato in gestione alla Cina.

Tale porto, posizionato a 5 km dalla capitale, Gibuti City, è adiacente alla base militare cinese, inaugurata il 3 agosto 2017. Nel mese di febbraio, il Gibuti ha concluso il contratto con la Dubai DP World, che gestiva il terminal di Doraleh, a causa della mancata risoluzione di una disputa risalente al 2012. Ne è conseguito che, essendo vicino alla base cinese, gli Stati Uniti hanno manifestato alcuni timori circa la possibilità di una presa di controllo da parte di Pechino. In occasione di un’udienza del Senato, martedì 7 marzo, il generale dei Marines Thomas Wald, comandante principale delle truppe americane in Africa, ha sollevato la questione, riferendo che, se la Cina avesse preso il controllo del porto, ci sarebbero state conseguenze negative per i soldati statunitensi, in quanto i rifornimenti destinati alla base americana posizionata nel Paese potrebbero essere bloccati. La base di Camp Lemmonier, la cui costruzione è iniziata nel 2001, è la più grande postazione militare che gli Stati Uniti hanno in Africa, ospita più di 4.000 soldati. Da essa partono i droni che bombardano al-Qaeda in Yemen e al-Shabaab e l’ISIS in Somalia.

L’ispettore generale del Gibuti, il generale Issa Sultan, che controlla le infrastrutture per conto del presidente Islamil Omar, ha riferito che il governo sta cercando nuovi investitori, motivo per cui il porto rimarrà nelle mani dello Stato. “Non c’è alcuna opzione per la Cina e nessun piano segreto per la gestione del terminal di Doraleh”, ha riferito ai giornalisti l’ispettore.

La DP World, uno dei più grandi operatori al mondo, ha definito tale mossa illegale, ed ha avviato procedimenti arbitrali dinanzi al Tribunale arbitrale internazionale di Londra. Dall’altra parte, il governo del Gibuti afferma che l’operatore portuale non ha deliberatamente sviluppato il terminal per i container previsto, instradando invece i trasbordi attraverso il suo porto di Jebel Ali a Dubai.”Il nostro obiettivo finale rimane investire fortemente nell’attrattiva di Doraleh e di altre strutture portuali presenti nel Paese”, ha detto Sultan. Doraleh è stato aperto nel 2009 e ha una capacità di 1,6 milioni di tonnellate all’anno che non è mai stata raggiunta da DP World. Nel 2016, la società ha firmato una concessione per lo sviluppo di un porto rivale nel vicino Somaliland. “È diventato chiaro che DP World non voleva che il porto fosse sviluppato perché non ha mai fatto più del 50% della capacità”, ha detto Sultan. Alcune settimane dopo l’annullamento della concessione di DP World, la società di proprietà statale che gestisce Doraleh ha firmato un accordo con la Pacific International Lines, con sede a Singapore, per aumentare di un terzo la quantità di merci trattate.  Il Gibuti, piccolo Paese del Corno d’Africa, ha una posizione strategica, in quanto affaccia sul Golfo di Aden, sul Mar Rosso, che è un’importante zona di transito per il commercio e il petrolio del Golfo Persico. Tale posizione, inoltre, fa sì che il Gibuti costituisca uno sbocco diretto al Medio Oriente. Per tali ragioni, nel Paese sono presenti tre basi militari, una statunitense, una francese e una cinese, la prima che la Cina ha costruito all’estero.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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