Iraq: sciolto l’embargo aereo nel Kurdistan

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 6:06 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno sciolto l’embargo aereo imposto nella regione del Kurdistan iracheno, dopo circa sei mesi da quando era entrato in vigore. In un comunicato emanato martedì 13 marzo, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, ha dichiarato che gli aeroporti di Erbil e Sulaymaniyah saranno di nuovo “operativi per i voli internazionali” e che la decisione di sciogliere il blocco aereo sarebbe giunta dopo che “le autorità locali curde avevano accettato che le autorità centrali riprendessero il controllo dei due aeroporti”.

In merito alla questione, il portavoce di Al-Abadi, Saad Al-Hadithi, ha annunciato che il blocco verrà sospeso nei prossimi giorni e ha sottolineato che ciò “dipenderà da quanto tempo verrà impiegato dai funzionari per ricominciare a lavorare negli aeroporti”.

I voli da e verso la regione del Kurdistan iracheno erano stati sospesi a partire dal 29 settembre 2017. A partire da questa data, tutti i voli internazionali erano stati dirottati all’aeroporto di Baghdad, il quale aveva imposto i visti di ingresso per coloro che desideravano entrare nella regione del Kurdistan.

La misura era stata adottata dal primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi, in risposta al referendum sull’indipendenza della regione dal Paese, che si era tenuto il 25 settembre 2017 e si era concluso con un plebiscito a favore dell’autonomia. Inizialmente, il blocco aereo sarebbe dovuto rimanere in vigore per 72 ore, fino alla consegna del controllo degli aeroporti di Erbil e Sulaymaniyah a Baghdad. In seguito al rifiuto della richiesta del governo centrale da parte del ministro dei Trasporti della regione del Kurdistan iracheno, Mawlud Bawamurad, il 28 dicembre 2017, il governo centrale di Baghdad aveva esteso l’embargo aereo alla regione del Kurdistan iracheno per il periodo di due mesi, fino al 28 febbraio. Successivamente, qualche giorno prima della fine del blocco, il 26 febbraio, il direttore generale dell’aeroporto internazionale di Erbil, Talal Fayeq, aveva annunciato che il governo di Baghdad aveva esteso l’embargo per il periodo di 3 mesi, fino al 31 maggio.

Le condizioni per la sospensione dell’embargo erano state concordate il 15 gennaio, in occasione dell’incontro tra una delegazione del governo iracheno, guidata dal segretario generale del Consiglio dei Ministri iracheno, Mahdi Al-Alaq, e i funzionari curdi. In merito alla questione, le due parti avevano stabilito che gli aeroporti di Erbil e Sulaymaniyah avrebbero dovuto essere sottoposti alla legge sull’aviazione civile irachena e al controllo costante da parte dell’Autorità per l’Aviazione civile irachena (ICAA), di cui avrebbero dovuto seguire le istruzioni e i regolamenti, con particolare riferimento alle disposizioni dell’ente in merito ai voli in entrata e in uscita e il sistema tariffario introdotto dall’Iraq nel 2008.

I rapporti tra Baghdad e la regione del Kurdistan sono tesi dal voto sul referendum, in seguito al quale si sono verificati numerosi scontri tra le due parti, in particolare nella città di Kirkuk. La regione di Kirkuk, ricca di petrolio, è rivendicata sia dai curdi sia da Baghdad. Ad agosto, nonostante si trovasse sotto il controllo del governo centrale iracheno, Kirkuk aveva deciso di partecipare al referendum sull’indipendenza del Kurdistan dall’Iraq, ottenendo una dura reazione dal governo iracheno che aveva definito la decisione della regione “inaccettabile e sbagliata”. In seguito ad una serie di scontri, lunedì 16 ottobre, le forze di Baghdad erano riuscite a entrate a Kirkuk, costringendo i Peshmerga a ritirarsi dal territorio, all’interno di una missione militare che è stata definita da Baghdad “l’operazione per imporre la sicurezza a Kirkuk”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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