IOM: 10.171 migranti rimpatriati dalla Libia dal 28 novembre 2017 a oggi

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 14:37 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto di aver aiutato complessivamente 10.171 migranti a rientrare volontariamente nei Paesi di origine dalla Libia, dallo scorso 28 novembre a oggi, con il supporto dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e del governo di Tripoli. Nello stesso periodo, ulteriori 5.200 rifugiati sono stati rimpatriati grazie al supporto dei Paesi membri dell’Unione Africana. “Stiamo continuando ad assistere i migranti che si trovano ancora nei centri di detenzione libici e allo stesso tempo stiamo cercando di raggiungere anche gli individui dispersi nel Paese”, ha spiegato Othman Belbeisi, il capo della missione dell’IOM in Libia. In tale ambito, le autorità di Tripoli stanno collaborando con gli ufficiali dell’organizzazione per registrare i migranti, fornire assistenza medica, supporto psicologico e migliorare i servizi consolari.

Come spiega un comunicato dell’IOM, circa la metà dei rimpatri volontari che è stata effettuata finora faceva parte di un’iniziativa congiunta tra IOM e EU, volta ad assistere e a proteggere i migranti più bisognosi non sono in Libia, ma anche nei Paesi dell’Africa settentrionale, del Sahel e del lago Regione del Ciad e Corno d’Africa. Con l’appoggio dei partner, l’IOM è stata in grado di avviare numerose attività in diversi Stati di origine dei migranti per accelerare i rimpatri dalla Libia ed assicurare che gli individui ricevessero la giusta assistenza una volta rientrati, per essere reintegrati nella comunità. Tale aspetto è presente anche nel programma di assistenza fornito dagli Stati membri dell’UE.

Il direttore regionale dell’IOM per l’UE, Eugenio Ambrosi, ha spiegato che il processo di reintegrazione, essendo complesso, richiede molto tempo. “Stiamo adottando un approccio completamente nuovo e ci crediamo. Prenderemo del tempo per cooperare e costruire rapporti con le autorità dei Paesi di origine dei migranti e le comunità locali, ma stiamo già riscontrando sviluppi molto positivi”, ha chiarito Ambrosi, sottolineando che l’obiettivo è rendere i rimpatri sempre più sicuri, in modo da invogliar ei migranti a rimanere nei loro Paesi senza dover fuggire nuovamente. Tuttavia, un aspetto importante da tenere in considerazione è il fatto che molti dei migranti che rientrano dalla Libia sono traumatizzati e hanno subito abusi molto gravi, per cui necessitano di supporto psicologico immediato.

Le operazioni di rimpatrio dalla Libia sono state accelerate il 6 dicembre 2017, in seguito all’indignazione della comunità internazionale circa la condizione dei migranti africani in Libia, denunciata da un video della CNN, pubblicato il 14 novembre scorso, in cui vengono mostrati rifugiati che vengono venduti come schiavi all’asta, vicino a Tripoli. Precedentemente a tali date, le autorità di Niamey sostenute dall’Onu, avevano effettuato la prima operazione di evacuazione dalla Libia l’11 novembre 2017, trasferendo in territorio nigerino un gruppo di migranti formato da 15 donne, 6 uomini e 4 bambini di origini eritree, etiopi e sudanesi. 

Nonostante i dati positivi dell’IOM, la scorsa settimana l’Onu ha reso noto che il piano di emergenza attuato per far evacuare i rifugiati dalle prigioni libiche è in fase di stallo perché i Paesi europei stanno impiegando troppo tempo per i processi di ricollocamento. La UN Refugee Agency (UNHCR), dal novembre 2017 a oggi, ha evacuato dal Paese nordafricano quasi 2.000 migranti che si trovavano dei centri di detenzione, portandoli in Niger, per poi essere trasferiti nei Paesi europei attraverso le procedure di ricollocamento. Tuttavia, nel corso delle ultime due settimane, i voli tra la Libia e Niamey sono stati interrotti, in quanto soltanto 25 rifugiati sono stati accolti in Francia, mentre i restanti stanno ancora aspettando nella capitale nigerina di essere accettati da altri Stati dell’Unione Europea.

Dall’ottobre 2011, mese in cui venne rovesciato il regime del dittatore Muahamamr Gheddafi, la Libia si trova in una situazione di caos. Da allora, non è mai riuscita a compiere una transizione democratica e, ancora oggi, è divisa in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Onu; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Sofia Cecinini

di Redazione