Iraq: l’ISIS colpisce ancora

Pubblicato il 13 marzo 2018 alle 19:37 in Iraq Medio Oriente

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Un’esplosione ha colpito la moschea di Habib Mustafa, situata sulla strada che collega Tikrit a Kirkuk, nel governatorato di Salahuddin, in Iraq, causando ingenti danni materiali, ma nessuna vittima.

Secondo quanto riferito dai testimoni, la detonazione sarebbe stata causata dall’esplosione di alcuni ordigni posizionati in vari punti all’interno della moschea. La responsabilità dell’attentato non sarebbe ancora stata rivendicata, tuttavia le autorità irachene ritengono che sia da attribuire alle cellule dormienti dello Stato Islamico che si trovano ancora nel territorio. L’area in cui è avvenuta l’esplosione si trova vicino alla catena montuosa di Hamrin, situata nel nord-est dell’Iraq, nella quale i militanti dello Stato Islamico, ancora presenti nel Paese, si starebbero nascondendo.

Si tratta del secondo attentato che ha colpito l’Iraq in poche ore. Nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 marzo, almeno 25 persone erano state uccise in diversi attacchi che avevano colpito i governatorati di Kirkuk e Ninive, entrambi situati nel nord del Paese. Secondo la ricostruzione dei fatti fornita da un funzionario della polizia irachena, il capitano Habib Al-Shamri, i terroristi, che le autorità ritengono siano membri dello Stato Islamico, avrebbero stabilito un falso punto di controllo sulla strada che collega Kirkuk a Baghdad e avrebbero fermato alcuni passanti aprendo il fuoco contro di loro. L’attacco aveva causato la morte di 10 civili. Nelle stesse ore, un secondo attentato aveva ucciso 3 persone, mentre guidavano un’automobile nei pressi della città di Daquq, nel territorio meridionale di Kirkuk. Infine, nel villaggio di Mushirfa, situato nel governatorato di Ninive, 7 persone, tra le quali il sindaco, erano state uccise da alcuni uomini che indossavano un’uniforme.

Precedentemente, nel mese di febbraio, i militanti dello Stato Islamico avevano condotto due attacchi terroristici contro l’esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare nei territori occidentale e settentrionale dell’Iraq, causando la morte di circa 30 persone. Il 18 febbraio, i militanti dello Stato Islamico avevano teso un’imboscata alle Forze di mobilitazione popolare nel distretto di Al-Hawija, situato nel governatorato di Kirkuk, nel nord dell’Iraq, uccidendo e catturando più di 40 membri dell’organizzazione. Il giorno successivo, il 19 febbraio, un secondo attacco terroristico aveva colpito il distretto di Al-Rutbah, situato nel governatorato di Al-Anbar, nel territorio occidentale dell’Iraq, e aveva causato la morte di 6 soldati e il ferimento di altri 11.

L’ISIS era stato sconfitto militarmente nel territorio iracheno il 9 dicembre 2017, dopo tre anni di occupazione, tuttavia i militanti dell’organizzazione terroristica continuano a rifugiarsi in alcune aree del Paese. Proprio per combattere le cellule dormienti dello Stato Islamico in Iraq, il 7 febbraio, le forze irachene, sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, avevano iniziato un’operazione contro i militanti dello Stato Islamico, che si erano rifugiati nella regione desertica situata nel nord-est del Paese. Precedentemente, martedì 30 gennaio, le forze dell’esercito iracheno avevano lanciato un’ampia operazione, della durata di 3 giorni, nel deserto meridionale, situato nei governatorati di Najaf, Muthana, Dhi Qar e Barra, mirata a combattere le cellule dormienti dello Stato Islamico che si annidano nel territorio.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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